2018, l’anno per mettere le basi alla mobilità elettrica anche in Italia

Buone le prospettive per le installazioni di stazioni di ricarica sempre più numerose e diffuse, attesa per un nuovo governo che sappia guardare lontano in fatto di mobilità elettrica

3
1297

Come ogni fine anno si moltiplicano articoli e appelli di chi dice che l’anno prossimo sarà quello buono per l’esplosione per le auto elettriche. L’anno della svolta.

Il numero di auto elettriche crescerà, è indubbio, il trend è ormai avviato, soprattutto fuori dal nostro Paese basta vedere i numeri in Francia, Inghilterra e Germania, senza considerare la Norvegia o la Cina, ma per una vera rivoluzione elettrica si devono mettere le basi, solide.

E il 2018 può rappresentare proprio questo: l’anno per creare le fondamenta per la diffusione della mobilità elettrica.

Le basi sono rappresentate dall’infrastruttura di ricarica

Quello che di positivo sta avvenendo, anche in Italia, e ultimamente ha anche preso un’accelerazione da metà 2017, è l’installazione di colonnine di ricarica, quelli che noi chiamiamo #germogliverdi.

Enel in primis, anche grazie anche ai finanziamenti europei, ma si moltiplicano anche iniziative parallele come A2A, AlperiaDolomiti Energia, estationEvbilityevwayRepower, Yess energy o il network NextCharge per citarne solo alcune. Nelle città e nei comuni, nei parcheggi dei centri commerciali, negli snodi chiave per la mobilità, i germogliverdi si moltiplicano.

Le infrastrutture di ricarica diffuse sono infatti indispensabili per permettere di viaggiare senza patemi d’animo e senza uno dei freni alla diffusione della mobilità elettrica, unito al costo iniziale dell’auto, che è rappresentato appunto dall’autonomia e dalla modalità ricarica.

Serve dunque un cambio di passo e di mentalità e, come diciamo da sempre, potrà partire la rivoluzione silenziosa, molto legata allo sviluppo della tecnologia, dicasi batterie arrivate già a un buon punto.

Il ruolo chiave dell’offerta di auto elettriche

Le case automobilistiche dovranno convertire i loro impianti produttivi e i loro modelli di business, che stanno attuando non senza qualche ritrosia, ma sono spinte dall’apripista Tesla e dalle richieste delle istituzioni. Il rischio che alcuni facciano la fine di Nokia all’arrivo degli smartphone è più che concreto.

Per noi il 2018 sarà, almeno per l’Italia, l’anno per consolidare le basi, costruire l’ecosistema in cui le auto elettriche dovranno muoversi, con un orizzonte temporale al 2020, anno in cui la gran parte delle case automobilistiche scenderanno davvero in campo con modelli accessibili per tutti.

Perché non sarà un’esplosione delle auto elettriche nel 2018 è presto detto: in Italia se ne possono contare a listino 23, con una buona parte non più o non ancora disponibili, spesso in una sola versione di solito top di gamma, con prezzi ancora alti e senza uno straccio di incentivo da parte delle istituzioni tranne qualcuno a macchia di leopardo a livello locale.

Non ci aspettiamo numeri da urlo per il 2018, potremmo avere una crescita costante come quella che c’è stata quest’anno, ma parliamo ancora di numeri da nicchia.

L’uscita dalla nicchia dei pionieri della mobilità elettrica

La mobilità elettrica resta un affare ancora per pionieri? Abbastanza, si allargherà sempre di più la base degli acquirenti, aziende e carsharing potranno fare molto a livello numerico, il trasporto di merci in ambito urbano è un settore che ha grande necessità di mezzi elettrici.

Ma i privati dovranno essere ben motivati per l’acquisto, a partire dalla comprensione che il prezzo di acquisto non è il solo parametro da tenere in considerazione, la manutenzione e il costo per le ricariche possono portare a un consistente risparmio lungo la vita del mezzo.

Di sicuro si amplierà il parco delle auto usate, si trovano occasioni all’estero e qualcuna inizia ad apparire anche in Italia. Su autoscout al momento di possono contare più di 300 auto elettriche usate in vendita.

Il 2018, aspettando un governo meno immobile sulla mobilità elettrica

Di certo le elezioni del 4 marzo potranno portare anche a cambiamenti a livello governativo, magari trasformare l’immobilismo – fare di peggio sarà difficile – in fatto di mobilità elettrica che abbiamo avuto in questi anni, nonostante qualche buona premessa.

Per questioni lobbistiche e di opportunità si è infatti privilegiato mettere nel calderone tutto per non scontentare nessuno, vedi la questione del metano, arrivando al risultato di ottenere poco o niente su tutti i fronti.

Noi come sempre ci saremo, per seguire da vicino come questo mondo si sta trasformando, per ora un augurio a tutti per un felice ed elettrizzante 2018. Voi intanto seguiteci ovunque anche sui nostri social.

————-

Photo edited from Brandon Usmany on Unsplash

3 COMMENTI

  1. Nei player aggiungerei Yess.energy Charging Station
    Abbiamo più di 35 punti di ricarica installati solo nella seconda parte del 2017 e puntiamo a superare le 400 nel 2018.
    Sentiamoci gentilmente se può interessare
    Grazie
    Gianluca Mandotti

    Ho dovuto inserire un email personale perché gianluca.mandotti@yess.energy lo da come incorretto.

    • Ciao Gianluca, ne avevamo citati solo alcuni, ma con piacere vi inseriamo. Buon 2018 e che sia un anno elettrizzante per tutti

  2. Sono deluso dal mercato dell’auto e vi spiego perché. Premetto che per me la propulsione ideale è l’ibrido, in particolare il connubio tra motore termico a turbina e motore elettrico. Con una piccola turbina che ha minori dimensioni e peso di uno zainetto, si riesce a produrre tutta l’energia necessaria per un motore elettrico e senza ricorrere all’utilizzo di pesantissime batterie.
    Basta un inverter ed una piccola batteria molto limitata (basta un’autonomia di pochi km giusto per entrare in aree urbane a emissioni zero) per ottenere il “mezzo perfetto”. Ma vi siete chiesti perché non accade questo per un’auto di segmento C? Perché altrimenti non si venderebbero più le altre auto del segmento. Invece esiste un team italiano (LM Giannetti e Giugiaro) che sta realizzando quello che ho scritto sopra. Ma, purtroppo, solo a livello del segmento “supercar”, il team italiano sta operando per un’azienda cinese (la Techrures). Già la Opel Ampera (alias Chevrolet Bolt) è un prodotto (anche se troppo costoso) con la filosofia costruttiva che io sostengo. Infatti in General Motors hanno capito che la sinergia tra motore termico (utilizzato solo come generatore di corrente) e motore elettrico (avvantaggiato soprattutto sugli stop and go) è la SOLUZIONE ideale. Purtroppo, essendo produttori di motori termine classici hanno fatto finta di non capire che un motore termico con tecnologia 4 cilindri “ciclo 8” è sprecato come generatore di corrente… molto meglio invece la turbina che, a parità di potenza, pesa un sesto, consuma un quarto (a regime costante) e costa un quinto.
    Ecco le caratteristiche della supercar Ren Techrures:
    La tecnologia powertrain ibrida consta di un generatore a turbina TREV (Turbine-Recharging Electric Vehicle) e di una batteria da 25 kWh, che eroga la potenza massima di 960 kW, lʼequivalente di 1.305 CV! Il motore termico è un diesel e col suo serbatoio da 80 litri consente unʼautonomia di marcia complessiva di 1.170 km.
    Ora attenzione: possiamo quindi ipotizzare che per un’auto di segmento C, possa bastare un decimo della potenza di questa supercar, dunque un consumo di un terzo (ad essere pessimisti), quindi basterebbe un serbatoio di 26 litri per fare 1.170 km, ovvero 45 km con un litro di gasolio.
    Avremo un costo a km. di € 0,028. Provate a spendere meno tra costo dell’energia elettrica e affitto o smaltimento delle ciclopiche batterie che necessitano ad un’auto elettrica pura plug-in.
    Senza contare poi, la facilità e la celerità di approvvigionamento del carburante.
    Quindi: elettrico sì ma con autonomia estesa e generatore a turbina.
    P.S. ricordo inoltre che le turbine funzionano anche con carburante biologico.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here