Alesci: il presente è Leaf, ma il futuro di Nissan è sempre più verde e sostenibile

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Tra politici miopi che vedono l’auto solo come un elemento da “spremere” e non da incentivare, e la speranza nei giovani che cambieranno il modo di approcciare l’automobile, uno sguardo a 360 gradi sul produttore giapponese in prima linea nello sviluppo di auto green

Inauguriamo una nuova rubrica su Green Start, che abbiamo voluto chiamare “Incontri”, fatti sotto forma di interviste con persone, addetti ai lavori ma non solo, che possano guidarci più in profondità nelle tematiche che trattiamo sul sito.

Ospitiamo così Joe Alesci, direttore comunicazione Nissan Italia, che ci parla di Leaf soprattutto ma anche dei piani green del produttore nipponico, che con Renault forma un’alleanza che ha investito ben 4 miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo dell’auto elettrica.

Il recente quinto posto nella classifica Best Global Green Brands, attesta che Nissan è stato il brand ad aver scalato più posizioni rispetto allo scorso anno. Un bel riconoscimento per il vostro impegno nelle tematiche ambientali
Un riconoscimento che attesta non solo la bontà di un prodotto innovativo come Leaf, che è la prima vettura elettrica al mondo ad aver avuto successo con 65mila unità vendute e soprattutto con un gradimento dei clienti che è del 97% nei confronti del prodotto. Ma non ci fermiamo solo al prodotto che rappresenta l’avanguardia tecnologica ed ecologica, per noi è fondamentale il Nissan Green Program, varato nel 2005, che riguarda una serie di iniziative atte a migliorare performance e ad abbassare il livello di CO2 emessa dai motori, alle quali si affiancano interventi sulla produzione e sulla attività lavorativa quotidiana con guideline precise che prevedono l’installazione di pannelli solari e pale eoliche sulle fabbriche, più altre formule per ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili. La sostenibilità è importante per Nissan sia su strada sia nelle modalità di concepire, costruire e distribuire i prodotti che poi andranno in giro per il mondo.

In effetti la politica ambientale e la sostenibilità fanno sempre più parte dell’agenda politica anche dei governi mondiali, non da ultimo il discorso di Obama. Forse è qui in Italia che, pressati da problemi economici, queste tematiche sono messe in secondo piano
Sul tema della politica ambientale il quadro italiano è molto contrastato: ci sono delle aree molto avanzate come per esempio l’Emilia, alcune aree del Piemonte o qualche isola felice dell’Umbria, ma sono elementi sporadici in cui è evidente la mancanza di una politica ambientale nazionale. Sono in contatto con diversi esponenti politici ma molti di loro hanno una sorta di miopia che fa vedere l’auto solo come mezzo di trasporto che si può “spremere”, ma senza comprenderne il potenziale futuro soprattutto in termini di benefici per l’ambiente. Poi esistono pochi personaggi che cercano di lottare all’interno della sfera politica per portare innovazione, ma purtroppo sono davvero pochi… E’ un tema che ci porterebbe fuori dal contesto automobilistico e preferirei rimanere all’interno del mio settore.

Allora parliamo di un vostro concorrente, il primo produttore italiano di auto: sembra che i piani ambientali non passino per l’elettrico ma al massimo dal gas e dal metano. Voi come Nissan come vedete questi sistemi di propulsione?
Noi abbiamo in gamma la Micra, la Juke e la Qashqai che sono i prodotti di maggior successo sul nostro mercato che sono disponibili anche con motore Gpl, e sicuramente andremo anche sul metano, perchè l’intenzione di Nissan è coprire tutta la scacchiera dei propulsori che possono avere appeal per i clienti. Ma questi sono palliativi, perchè sono espedienti che hanno un risvolto commerciale ma non toccano quello che è un punto focale: l’auto per essere veramente ecologica deve essere elettrica. Possiamo discutere su quella che è la fonte di energia, che può essere inquinante, ma non dimentichiamoci che con l’auto elettrica ho la possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili e in questo modo abbatto drasticamente l’emissione di CO2 dall’auto.
Leaf è l’antesignana di una serie di vetture che arriveranno anche in futuro, compreso l’Nv200, un furgone compatto da 10 quintali atteso nel 2014 con meccanica derivata proprio dalla Leaf. Senza dimenticare la gamma dei motori tradizionali, che con il pacchetto “Nissan Pure Drive” vengono ottimizzati con una serie di accorgimenti per ridurre il consumo. Ma stiamo anche studiando vari progetti innovativi e sviluppi concreti come l’ibrido, elettrico idrogeno, che consentirebbe l’annullamento della produzione di CO2 garantendo un’autonomia allineata a quella delle vetture a combustibili tradizionali.
Cerchiamo di essere pronti su tutti i fronti, cercando di coprire tutti i segmenti che abbiano potenzialità di sviluppo commerciale, dando priorità certamente alle tematiche ambientali immettendo su strada prodotti che consumino sempre meno e con emissioni sempre più ridotte.

Cosa frena l’adozione delle auto elettriche?
Il principale ostacolo che si trova in Italia è principalmente di tipo psicologico, non siamo talmente ambiziosi da dire che il parco auto deve essere totalmente elettrico, i motori termici ci saranno sempre ma l’auto elettrica rappresenterà nell’arco dei prossimi 10-15 anni una realtà concreta che avrà una sua presenza sul mercato mondiale. Se nei prossimi 20 anni si riuscirà ad avere una penetrazione del 10%, ecco che si parla di una cifra attorno ai 7 milioni di auto elettriche.

Ci parli dell’alleanza con Renault
Siamo i leader nel settore, i primi ad aver messo sul mercato un prodotto di successo, e l’alleanza con Renault è fondamentale in questo processo. Renault sta sviluppando un suo percorso complementare non in concorrenza con le nostre vetture, ma con un piano di ricerca combinata tra i due marchi. Stiamo poi sviluppando progetti di ricerca con Daimler e con Ford per quanto riguarda le propulsioni ad ibrido elettrico idrogeno. Le strade si stanno aprendo sul campo delle energie alternative e noi vogliamo essere presenti in tutti i settori che prevedono un risparmio energetico e attenzione alla sostenibilità.

Passiamo alla nuova Leaf, è appena sbarcata sul mercato italiano la nuova versione: quali sono gli elementi distintivi e cosa vi aspettate nel nostro Paese? 
La nuova Leaf viene prodotta in Inghilterra a Sunderland, è stata rinnovata in 100 elementi rispetto al modello precedente, ha un’autonomia migliore e un costo più basso. Proprio grazie all’abbattimento del costo dei dazi doganali per le batterie che arrivavano dal Giappone, quantificabile in circa 6mila euro, riusciamo a posizionare Leaf ad un prezzo che è in linea con le concorrenti del segmento C: 5 posti, un bagagliaio da oltre 400 litri, confort superiore. Nasce poi per essere una vettura elettrica quindi gli spazi sono decisi in partenza e non sacrificati per far spazio alla batteria. Ci sono stati poi accorgimenti di design nel frontale per abbattere il Cx e molte modifiche interne cinematiche per ridurre gli attriti e recuperare energia durante la frenata. La vettura ha un’autonomia che passa da 175 a 199 km.
Quello che ci aspettiamo in Italia è difficile dirlo, di sicuro l’esempio della Norvegia, paese in cui la Leaf è la seconda auto più venduta, ci fa capire che se ci sono incentivi a livello nazionale l’auto elettrica diventa una vera alternativa. Per capirci in Norvegia chi acquista un’auto elettrica non paga l’Iva, ha corsie privilegiate, c’è una buona infrastruttura di colonnine di ricarica, e ha parcheggi dedicati, c’è un tessuto molto fitto di supporto e sostegno che vede al primo posto l’ambiente. E questo la dice lunga su quello che è il confronto rispetto ad altri paesi europei, molto indietro, ma prima o poi anche in Italia dovrebbe apparire qualcosa, anche in ragione del fatto che altre case automobilistiche stanno sviluppando prodotti elettrici e pertanto si porrà il problema di rendere fruibili questi veicoli sul territorio nazionale, facendo sviluppare una rete punti di ricarica più estesa. Nel nostro piccolo stiamo cercando di favorire questo sviluppo e abbiamo di recente donato all’area di servizio autostradale Villoresi Ovest, a nord di Milano, una colonnina con ricarica veloce. È un microesempio a cui seguiranno altri esperimenti per cercare di far diffondere l’uso della vettura elettrica anche fuori delle città.

Che tipo di connettore ha la Leaf per la ricarica?
Abbiamo due connettori, uno per la ricarica normale e uno per quella veloce. Con il primo  può anche essere la spina che ognuno ha in casa. Con la Leaf viene dato uno stabilizzatore di tensione di corrente per fare ripornimento domestico, nell’arco di 6-8 ore, potendo temporizzare con il timer del computer di bordo della Leaf, in modo per esempio di ricaricare di notte dalla 1 alle 6 quando non ci sono altri elettrodomestici in funzione. L’altro è nello standard di ricarica veloce, collegando un bocchettone esterno nello standard ChaDeMo e nell’arco di 20-30 minuti si può ricaricare l’80% della capacità della batteria.

Ci sono accordi o incentivi per installazione di wallbox domestici con alcuni gestori?
Abbiamo fatto un accordo con Enel in questo senso e tutte le concessionarie hanno le informazioni per poter coinvolgere nella fase d’acquisto i fornitori locali per concordare anche tariffe d’uso della corrente che serve per ricaricare l’auto. 
L’Enel dà un wallbox che prevede un canone mensile dell’uso e fornitura di energia (circa 2 euro al giorno), si aumentano così i chilowatt a disposizione nell’abitazione, in pratica si raddoppiano passando da 3 a 6 kW. Ma io che ho un contratto normale a casa da 3 kW, oltre ai punti di ricarica che abbiamo nel parcheggio aziendale, uso la presa tradizionale del box, senza nessun tipo di problema. Certo è che chi ne fa un uso esclusivo di ricarica solo a casa probabilmente ha bisogno di un wallbox separato.

Componente chiave delle auto elettriche è la batteria, da questa versione con la Leaf si può pagare il noleggio della stessa, cosa comporta questo per un acquirente?
Le formule di acquisto della vettura sono molteplici, si può pagare il tutta la vettura compresa la batteria, che parte da 30.690 euro, ma se si noleggia la batteria il costo iniziale scende a 24.690 e si paga un noleggio di 79 euro al mese per 36 mesi per una percorrenza di 12.500 km all’anno, che sono abbondanti per chi fa un uso della vettura a livello quotidiano. Se si ha bisogno di più km aumenta la tariffa mensile, ma ritengo che il cuore pulsante della nostra offerta sia quella legata al noleggio della batteria per 36 mesi.

Parlando di batterie ci puoi dire cosa ne pensi di due episodi recenti accaduto nel mondo delle auto elettriche, che hanno avuto esiti opposti tra di loro, da una parte il fallimento di Better Place e dall’altra invece il successo di Tesla che si è spinta a dimostrare come la sostituzione della batteria sia anche più veloce di un pieno di carburante.
Il discorso di Better Place purtroppo non ha avuto il successo sperato, era molto avveniristico e molto complesso, ma non è da scartare, è questione di tempo e di diffusione delle auto e dei sistemi di attuazione che possono trovare terreno fertile quando il tempo sarà maturo. Non vorrei entrare però nel merito di procedure che non competono direttamente Nissan, anche perché potrei essere sbugiardato dai fatti perché i tempi come ho detto, sono prematuri. La batteria sulla Leaf è garantita per 5 anni e può essere smontata facilmente e mandata in fabbrica per un controllo e sostituita senza problema. Certo non siamo a livelli di Better Place o Tesla ma la batteria delle Leaf può essere sostituita, e i tecnici presso i concessionari sono stati addestrati con corsi specifici.

Passiamo a parlare del motorsport e dell’impegno di Nissan nel mondo delle competizioni. Alla scorsa 24 ore di Le Mans avete presentato la Zeod Rc, un prototipo elettrico che sarà l’anno prossimo in pista.
Nel classico garage 56 di Le Mans, quello dedicato alle vetture sperimentali. Sì noi siamo “vecchi” per quanto riguarda le vetture da competizione elettriche, abbiamo iniziato infatti con Nismo, la sigla che racchiude le attività di Nissan nel motorsport. Ora abbiamo spinto l’acceleratore su quello che è un settore più competitivo perché Zeod, acronimo di Zero Emission On Demand, rispecchia e porta ad un nuovo livello il progetto Deltawing che debutto l’anno scorso con il motore della Juke sulla pista di Le Mans. Il concetto quindi è una vettura a forma di freccia, fortemente aerodinamica e in grado di raggiungere i 300 km/h. Fondamentalmente utilizza lo stesso principio delle batterie agli ioni di litio presenti sulla Leaf, quindi per noi rappresenta la punta di diamante e fa parlare di sè e sarà un caso, spero, da studiare 
Il motorsport rappresenta un banco di prova per le tecnologie e questo è valido per tutte le vetture che gareggiano. Noi attraverso Zeod potremo sperimentare determinate soluzioni che poi saranno rese disponibili sulle auto di serie.

Cosa possiamo intravedere nel futuro delle auto targate Nissan, soprattutto se si pensa alle tecnologie verdi?
Nel futuro ci sono varie soluzioni di vetture ibride, come la Resonance che abbiamo presentato allo scorso Salone di Ginevra, una vettura che avrà un motore ibrido benzina ed elettrico, l’ibrido è un segmento di mercato nel quale Nissan crede e vogliamo presidiarlo. Già siamo presenti infatti negli Stati Uniti con vetture ibride a benzina come la Altima, però sul mercato europeo che è fortemente interessato nella classe dei Suv e dei Crossover, possiamo puntare su questo segmento. Vogliamo quindi percorrere una strada di innovazione stilistica e dei propulsori essendo presenti con l’ibrido.
Ma se ci spingiamo ancora più in là i progetti più interessanti riguardano l’idrogeno e l’elettrico, con prototipi presentati a Ginevra, come Terra, frutto di un accordo che portiamo avanti con Daimler e Ford e che prevede la messa su strada di un prodotto fortemente incentrato sulle nuove tecnologie. Possiamo quindi immaginarci una vettura che pur essendo a emissioni zero, potrà viaggiare da Milano a Roma senza problemi di autonomia.

E infine cosa possiamo fare per far comprendere al meglio le potenzialità delle auto verdi a chi vuole iniziare a pensare “differente”?
Dobbiamo assolutamente superare dei preconcetti, come per esempio quello quasi protezionistico nei confronti dei motori rumorosi, per molti l’autovettura deve far rumore perché altrimenti non esprime il senso di potenza e di performance della stessa. Un archetipo del tutto fuori moda, un po’ come se si guidasse guardando nello specchietto retrovisore, e così facendo si va a sbattere. La tecnologia e l’innovazione intanto avanzano e si va profilando anche una differenza di approccio tra generazioni: una più vecchia, di cui faccio parte anche io, e una di giovani che sta nascendo ora, i neopatentati. I primi sono quelli che giocavano con le macchinine per terra facendo “brum brum”, gli altri sono i nativi digitali, che sono cresciuti con le consolle che in un modo o nell’altro si dovevano ricaricare, il loro primo gesto è quello di mettere una spina per la ricarica. Quindi parliamo di tutto un altro concetto, è questione di tempo, di cultura e di maturità e dobbiamo aspettarci dunque nuove energie che arriveranno dai giovani.

 

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