Riutilizzo di batterie usate da auto elettriche, Germania all’avanguardia

Utilizzando le batterie l litio delle Smart ED, in Westphalia si sta completando il parco di accumulo più grande al mondo con batterie usate

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L'interno del sistema di accumulo, creato con le batterie utilizzate delle Smart ED
L’interno del sistema di accumulo, creato con le batterie utilizzate delle Smart ED

Il più grande parco di accumulo elettrico al mondo (13 MWh di capacità complessiva), realizzato con 1.000 batterie per autotrazione usate ricavate da delle Smart Fortwo elettriche di seconda generazione, sta per essere completato in Germania, nella località di Lünen, in Westphalia.

Completamente automatico, entrerà in servizio a fine anno e l’utilizzo del suo output di energia sarà offerto agli operatori con un sistema di aste settimanali. Il tutto grazie a accordo tra Daimler Accumotive, The Mobility House, Getec e Remondis.

La seconda vita delle batterie usate delle auto elettriche

Il concetto non è nuovo: Greenstart ne aveva già parlato anni fa. Le batterie per autotrazione usate, non più adatte all’impiego su veicoli elettrici quando hanno perso parte della loro densità di energia, non devono affatto essere smaltite come rifiuti, perché vanno ancora benissimo in applicazioni non veicolari nelle quali lo spazio abbonda e il peso non conta: i parchi di accumulo elettrico da collegare alla rete nazionale.

Queste infrastrutture sono la soluzione per un duplice, grave problema delle attuali reti elettriche:

  • da un lato alcune fonti di energia rinnovabili, soprattutto il solare o l’eolico, hanno un andamento nel tempo irregolare: il solare non genera nulla di notte, mentre di giorno varia di molto a seconda della copertura nuvolosa; inoltre in estate può perfino arrivare a generare “troppa” energia rispetto al fabbisogno della rete in quello stesso momento, o alla capacità della rete di trasportare su lunga distanza il surplus improvvisamente generato nei parchi solari verso i luoghi in cui c’è un picco momentaneo di fabbisogno (è noto che Terna in passato è stata costretta a “staccare” i sovvenzionatissimi parchi eolici dalla rete proprio per questo genere di problemi). L’eolico dal canto suo può funzionare giorno e notte, ma solo se e quando c’è vento, e ha un output proporzionale all’intensità del vento. Quindi, anche ammettendo, poco realisticamente (specie per l’eolico, visto l’impatto paesaggistico) di avere installato una capacità complessiva di solare e di eolico nominale sufficiente al fabbisogno reale, non si può realmente contare su queste sole fonti: servono comunque fonti di generazione sempre disponibili a comando e che coprano tutto ciò che le rinnovabili ancora non possono coprire.
  • dall’altro lato, la generazione di energia da parte della rete, da qualunque fonte provenga, deve essere dimensionata sul valore di picco del fabbisogno di potenza. In un nostro articolo del 2013 abbiamo mostrato, basandoci su dati pubblici di Terna per la rete italiana, come la differenza tra i momenti di massima domanda di energia (verso le ore 21: circa 34 GW) e i momenti di domanda minima (tra le 3 e le 7 del mattino: circa 24 GW) ci sia un gap di ben 10 GW. Il gestore della rete elettrica, non potendo contare sulle rinnovabili (alle 21 il solare non produce affatto, mentre l’eolico può contribuire ma per pochi decimi di punto percentuale e solo se tira il vento) è costretto a installare capacità termoelettrica (in Italia principalmente turbogas) per 34 GW, oppure a comprare dall’estero (nucleare francese!) l’eccedenza su cui non siamo autonomi. In entrambi i casi è uno spreco.

I benefici degli impianti di accumulo nella rete elettrica

Se si potesse invece installare in rete un insieme di impianti di accumulo che potessero assorbire il surplus di generazione (solare, eolica o termoelettrica) di energia quando c’è un surplus, e restituirlo alla rete nei momenti di picco di domanda, si potrebbe far fronte alle esigenze energetiche del Paese con molte meno centrali termoelettriche e molta più quota di rinnovabili.

Questi impianti di accumulo, storicamente, sono stati realizzati con bacini idroelettrici in quota, in cui di notte veniva pompata acqua usando energia proveniente dagli impianti termoelettrici sottoutilizzati, e che di giorno venivano nuovamente fatti funzionare in modo normale. Ma la capacità era insufficiente e, a meno di non voler devastare il territorio montano, non è possibile costruire tutti i laghi artificiali e dighe che servirebbero.

Una soluzione alternativa è utilizzare grandi parchi di batterie collegati alla rete. Le batterie (specie alcuni tipi, come quelle al Litio) assorbono e restituiscono energia in modo molto rapido e possono quindi compensare, senza inerzia nel mettersi in funzione, i bruschi picchi e valli caratteristici della generazione elettrica da solare e da eolico.

Soluzioni ancora più moderne saranno parchi di ultracondensatori e utilizzo delle batterie delle stesse auto elettriche parcheggiate, purchè collegate alle rete, con tecnologia Vtg.

 

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