Il caso Boeing 787 e le batterie al litio. Quali analogie con le auto elettriche

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Dopo una serie di incendi alle batterie al Litio presenti a bordo su vari esemplari del modernissimo 787 Dreamliner, molti commentatori mettono in relazione l’accaduto con analoghi episodi capitati ad alcuni modelli di auto elettriche

Con circa 850 esemplari ordinati dal lancio commerciale a oggi, di cui 52 già consegnati dal settembre 2011, il 787 Dreamliner sembra destinato a raccogliere un buon successo commerciale. Tuttavia i recenti problemi tecnici (soprattutto alle batterie di bordo) hanno costretto le prime compagnie aeree acquirenti a bloccarne i voli per consentire indagini tecniche

Ben presto da più parti si è fatta notare, proprio nelle batterie al litio, una superficiale similitudine tecnica con le auto elettriche che in vari recenti episodi (per esempio la Byd e6 o la Fisker Karma, o la Chevrolet Volt/Opel Ampera). La tesi che si vorrebbe sostenere è che come dimostra il caso delle noie al 787, anche le auto elettriche presentano pericoli simili per la sicurezza.

Tuttavia se si considerano in maggior dettaglio le batterie utilizzate nei due ambiti si vede che, pur trattandosi in entrambi i casi di batterie al litio, le tecnologie chimiche impiegate sono molto diverse. Anche se il litio è sempre presente e dà il nome alla famiglia di batterie, esistono decine di varianti in base alle sostanze che compongono gli elettrodi e l’elettrolita, e le proprietà elettriche e termiche della batteria ottenuta variano sensibilmente a seconda della sostanza scelta.

Nel Boeing 787 le batterie sono prodotte dalla giapponese GS Yuasa e utilizzano celle all’ossido di cobalto, simili a quelle di computer portatili e telefoni cellulari. Si tratta di una variante di batterie al litio che vanta una densità energetica particolarmente elevata (proprietà questa di fondamentale importanza per batterie da imbarcare a bordo di un aereo), ma anche i maggiori rischi di surriscaldamento; tant’è vero che nelle batterie per dispositivi elettronici è comunemente presente un sensore termico per tenere sotto controllo la temperatura in particolare durante le fasi di ricarica. Per quanto se ne sa, invece, l’unica auto elettrica ad avere mai usato batterie al litio-ossido di cobalto è la Tesla Roadster.

La Chevrolet Volt/Opel Ampera, per esempio, utilizza celle all’ossido di manganese prodotte da LG Chem, con una densità energetica minore ma anche con una minore propensione al surriscaldamento e migliori prestazioni alle alte temperature. I casi di incendio si sono manifestati dopo crash test e non per il normale funzionamento.

Sebbene problemi esistano anche sulle auto elettriche e non siano certo passati sotto silenzio, pretendere ora di dedurre acriticamente dagli episodi occorsi al 787 che anche nelle auto elettriche esistono rischi identici, solo perchè in entrambi i casi si utilizzano, genericamente, batterie al litio, sarebbe un po’ come accomunare veicoli a benzina e a gasolio, solo perchè entrambi a combustione interna.

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