In Usa il Dieselgate di Volkswagen fa bene all’auto elettrica. Ma in Europa?

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A seguito dello scandalo dieselgate, Volkswagen investirà negli Usa 2 miliardi di dollari (quasi la metà nella sola California) per installare un’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici, nell’ambito degli accordi legali conclusi con le autorità EPA e CARB per voltare pagina dopo lo scandalo DieselGate.

Gli investimenti oltre che cospicui saranno anche rapidi e concentrati, visto che si apprende che si articoleranno in 4 tranche semestrali da 500 milioni di dollari l’una con le prime stazioni di ricarica installate entro il 2017. Il partner attraverso cui incanalare gli investimenti sarà Electrify America.

Punti di ricarica veloci, fino a 320 kW

Il punto interessante è la scelta di installare punti di ricarica veloci e ultraveloci, fino a 320 kW, di tipo non proprietario ma seguendo standard come il CCS o CHAdeMO per quanto riguarda il punto di ricarica e OCPP come protocollo di gestione della rete di punti di ricarica e per predizione, bilanciamento e ottimizzazione dei flussi di energia.

Per la sola California sono previste, entro metà 2019, oltre 400 stazioni di ricarica, per lo più da 50 kW:

Un piano dettagliato indica quante se ne installeranno per ciascuna delle autostrade principali: oltre 15 sulla sola I-5, oggi la principale arteria centrale nord-sud di quello Stato (insieme alla 101 che invece segue la costa e all’altezza di San Francisco attraversa il Golden Gate Bridge). Entrambe le strade, nel tratto californiano, sono lunghe circa 1.200 km, il che significa che ci sarebbe un punto di ricarica ogni 80 km circa sulla I-5 e uno ogni 120 km circa sulla 101.

Per quanto riguarda le stazioni di ricarica ultraveloci in corrente continua, la previsione è di costruirne almeno 50, in tecnologia 150 kW o 320 kW. Ogni stazione avrà in media 5 piazzole di ricarica. Il posizionamento sarà sulle principali autostrade fra aree metropolitane. Anche in questo caso esiste un piano dettagliato per la roadmap di installazioni: si andrà a regime nel 2019.

Il piano completo in versione pubblica è consultabile qui.

E in Europa? Solo qualche annuncio e poca visione strategica

Assistendo dall’Europa a questa vicenda si ha la sensazione di un’occasione persa e di una insufficienza di visione strategica in UE. Le autorità americane hanno dimostrato di voler (e saper) trasformare l’episodio Dieselgate non semplicemente nell’irrogazione di una sanzione, ma anche in una preziosa e insperata opportunità di investimento accelerato sulla infrastruttura nazionale di ricarica.

Peccato che in UE la stessa crisi sia stata gestita in modo molto più cauto, forse in una logica di protezione del campione nazionale. In Europa i più avanzati progetti di installazione di reti transcontinentali di stazioni di ricarica ad alta velocità – investimenti enormi che per decollare veramente richiederebbero un intervento pubblico non solo a livello regolatorio – sono attualmente iniziative private, come nel caso della rete di 400 stazioni a 350 kW.

Un “digital divide” nella mobilità potrebbe essere alle porte

Un problema che invece potrebbe accomunare gli USA all’Europa è una sorta di equivalente del “digital divide” per l’auto elettrica: anche nel piano americano infatti quasi metà dell’investimento sarà concentrato in California, stato che da sempre punta su questo tipo di alimentazione alternativa per i veicoli.

In Alabama come in Molise è probabile che tra qualche anno ci siano ancora poche stazioni di ricarica (e quelle che ci saranno, saranno verosimilmente sulle autostrade, pensate quindi per il traffico di transito più che per quello locale), il che renderà molto più lungo il processo di accettazione delle auto elettriche in tali zone. È possibile che l’auto termica col tempo si riduca a una soluzione tampone per ovviare al problema dell’insufficiente copertura delle stazioni di ricarica nelle zone a fallimento di mercato.

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