Dagli investimenti di Marchionne nell’auto elettrica ai buoni propositi di Di Maio

Dagli investimenti dell'auto elettrica di Marchionne alle parole del neo ministro Di Maio, perché questo giugno potrebbe segnare un punto di svolta per la mobilità elettrica in Italia

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Questo inizio giugno 2018 potrebbe essere davvero il mese di svolta per la mobilità elettrica in Italia, ci sono infatti segnali che convergono finalmente tutti nella stessa direzione: a partire dal record di auto elettriche vendute a maggio, al lancio dei piani di sviluppo dell’auto elettrica per i marchi Fca e alle parole del nuovo ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio.

Marchionne pronto ad investire 9 miliardi di euro nell’elettrificazione del gruppo Fca

Non sappiamo ancora se venerdì, durante la presentazione del piano FCA, ci ha più stupito l’aver visto Sergio Marchionne in cravatta o aver sentito dalle sue parole che il gruppo investirà 9 miliardi di euro nell’auto elettrica, secondo il piano 2018-2022.

Tralasciamo il capitale messo a disposizione rispetto ai concorrenti, il gruppo Volkswagen è su ben altre cifre , ciò che importa è tenere i conti in ordine, e in questo Marchionne ha centrato l’obiettivo, e aver messo anche FCA, con i brand Alfa Romeo, Ferrari, Fiat e Maserati sulla strada della mobilità elettrica.

Il gap da recuperare in questi anni passati a criticare il motore elettrico non è da poco, ma crediamo che si possa far tesoro dell’esperienza californiana della 500e, dove Fca è stata costretta a mettere in vendita un’auto elettrica, che per altro ha anche riscosso molto apprezzamento.

Per Di Maio l’obiettivo è un milione di auto elettriche

Il neo ministro del lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio è pronto invece a lanciare il piano sull’auto elettrica, con un obiettivo di un milione di auto elettriche, molto ambizioso visti i numeri che abbiamo in Italia.

Lo ha detto nel suo discorso di insediamento nell’ufficio del ministero, sottolineando anche che è pronto a collaborare con Fca, viste le recenti aperture.

Come detto, questi elementi convergenti potrebbero davvero far partire la mobilità elettrica in Italia, nei prossimi anni, a partire dalle aziende che si stanno occupando dell’installazione delle infrastrutture da Enel in giù.

Il tutto avendo tolto dallo scenario uno dei motivi, il veto non proprio nascosto da parte del principale costruttore di automobili italiane, che probabilmente ha bloccato, negli scorsi anni, qualsiasi tentativo di creare quella base, a livello politico, che è necessaria per far partire la mobilità elettrica anche in Italia.

Il quadro quindi è completo, noi seguiremo da vicino con qualche speranza in più di quando, nel 2014, ci chiedevamo se il nuovo Governo Renzi avrebbe saputo elettrizzare l’Italia. La risposta è stata no, vediamo di voltar pagina sperando che alle parole di Marchionne e Di Maio seguano al più presto i fatti.

 

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