Motus-E: prove di coro nell’elettrico italiano

Motus-E mette la mobilità elettrica al centro del cambiamento della vita in città e in campagna. Per evitare la colonizzazione serve l’interesse di tutti

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“Diciamola tutta: senza le auto elettriche difficilmente il mondo futuro potrà essere efficiente. Le rinnovabili hanno tanti pregi, ma senza vento né sole non funziona e serve la flessibilità che l’auto elettrica porta nel sistema”. È questa una delle grandi verità che hanno spinto la nascita di MOTUS-E, nelle parole di Francesco Venturini, responsabile di Enel X e presidente della neo nata associazione.

Cosa fa e chi aderisce a MOTUS-E

Il logo di Motus-E
Il logo di Motus-E

L’Associazione MOTUS-E, nata a fine maggio 2018, vuole accelerare la transizione verso il nuovo paradigma della mobilità a zero emissioni. L’obiettivo è riunire e rappresentare tutti gli stakeholder, industria, banca, accademia e associazioni. Già una trentina i soci che hanno aderito all’iniziativa, tra i quali i fondatori: Enel X, ALD Automotive Italia, ABB, Volkswagen Group Italia, Allianz, Cobat e Politecnico di Milano. Ma la pervasività del fenomeno elettrico richiede attenzione a tutti i livelli e in tutte le persone.

Servono formazione e competenze

“La rete è cambiata… oggi si parla di grossi carichi collegati, ingestibili senza un sistema integrato: come scrivere il codice per andare a parlare con la rete?”, prosegue Venturini.
È questo solo uno degli esempi della necessità di competenze a tutti i livelli: “gli skills elettrici sono un nuovo paradigma che richiede sia nuova formazione, sia la penetrazione di competenze e strategie nei gesti di tutti i giorni, dall’utente al pubblico amministratore: solo così si eviterà una nuova colonizzazione da parte di colossi stranieri”.

Nuovi modelli di business e di comportamento

Oggi non si riesce non solo a mettere insieme gli stakeholder di settore intorno ad un tavolo, ma neanche a farli partecipare ai panel internazionali. Grande importanza hanno nell’immediato i piccoli operatori della mobilità, che devono abbracciare l’elettrico.

A settembre a Vallelunga si farà il punto sull’evoluzione dei modelli di business interni all’elettrico e a confronto con gli altri, evoluzione tecnologica hardware e software, infrastruttura. Si apre un modo nuovo di fare le cose.

Quali sono le direttive di Motus-E?

“Quattro gli argomenti iniziali: total cost of ownership, ambiente, media e formazione, anche e soprattutto per la pubblica amministrazione”, ha detto Dino Marcozzi, segretario generale. In avvio, quindi, l’associazione si occuperà del Tco, un’analisi di tutti i costi nel ciclo di vita dell’elettrico, da paragonare a quella della mobilità più tradizionale. “Politicamente oggi si respira più disponibilità, ma c’è da chiedersi quale sia oggi l’effettiva comprensione dell’elettrico oggi. Insomma l’Associazione vuole favorire il cambiamento e in latino uno dei significati di ‘motus’ è proprio cambiamento”: ecco spiegato il nome, scelto con un occhio di riguardo.

Mobilità dal TCO al TCM

“Si deve però andare oltre il Tco”, ha dettagliato Giovanni Giulitti, Vp Motus-E e GM ALD, “passando alla logica di servizi integrati, dopo che la sharing economy ha modificato le modalità di accesso alla mobilità”. Dal total cost of ownership, insomma, l’elettrico deve passare al total cost of mobility.
Il mercato sta cambiando a strattoni: ad esempio, “il valore delle auto diesel oggi scende immediatamente dopo l’acquisto e questa distruzione di valore va osservata nel passaggio ad un nuovo paradigma”.

Come evolvono i modelli di adozione?

“Si ritiene che la mobilità elettrica sia preferenziale in città e al nord”, riprende Venturini. “Ma molti abitanti della campagna acquistano l’elettrico, in quanto producono autonomamente energia rinnovabile e quindi trovano meno interessante l’ampiezza della rete di ricarica”. La stessa cosa accadde per il telefono, al suo avvio negli States.

Colonnina, che brutto nome!

“Bisogna avere una visione, creare nuovi servizi, superare l’incentivo per cambiare auto o la colonnina di ricarica… ma che brutto questo nome!”, scherza il responsabile di EnelX. I freddi numeri non parlano a favore dell’Italia, ma i passi in avanti ci sono “Per quanto riguarda noi, entro fine anno raggiungeremo le previste 2.500-2.700, grazie a spazi messi a disposizione da Comuni e parcheggi privati. Oltre alle fast andremo a mettere le ultra fast”. E le autostrade? “Con alcune concessionarie, sia del nord, sia del sud, abbiamo un buon dialogo per l’installazione delle aree di ricarica; con altre, meno”.

Che dire, noi stiamo raccontando questa rivoluzione silenziosa da diverso tempo e sempre più punti sembrano convergere verso quella svolta che ci aspettiamo nel 2018.

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