Tesla sconfigge il cobalto: nelle batterie 2170 ce n’è pochissimo

Le batterie realizzate nella Tesla GigaFactory sono due generazioni avanti a quelle degli avversari. La capacità di 6 Ah e l'incredibile allineamento di tutte le unità sono ottenute nonostante una fortissima riduzione del cobalto impiegato

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Un dettaglio del battery pack della Tesla Model 3
Un dettaglio del battery pack della Tesla Model 3

Il cobalto è oggi l’elemento chiave delle batterie di auto elettriche. A sua volta, La batteria è il componente più importante e costoso di un’auto elettrica. Le sue prestazioni e costo sono l’elemento centrale per il successo di questo tipo di propulsione. I materiali e l’assemblaggio sono essenziali per il successo dell’intero settore del trasporto elettrico, principalmente quello consumer.

Proprio nelle batterie le auto di Elon Musk hanno un forte vantaggio competitivo sul resto dei produttori. E’ anche per questo che difficilmente sono trapelati dettagli costruttivi, almeno finora: ad invertire l’andamento ecco la lettera agli analisti sul primo trimestre 2018 di Tesla, che ha svelato parecchi elementi finora sconosciuti, come già anticipato da GreenStart. In particolare, ciascuna delle nuove celle 2170, aperte e valutate da singoli appassionati, porterebbe una carica tra 5.750 e 6.000 mAh per elemento.
GreenStart ha già trattato le 2170 a confronto con le precedenti 18650 in questo articolo e in un successivo update.

Munro dice la sua

Torneremo sul cobalto più avanti in questo articolo. Occupiamoci ora di un ulteriore dettaglio, come l’eccellente allineamento delle capacità degli elementi 2170 in un battery pack. Anche Sandy Munro, esperto del settore e spesso critico con Tesla, ha recentemente affermato che le capacità del battery pack della Model 3 mostrano una differenza di appena 0,2 milliAmpere all’interno d’una batteria, un valore finora ritenuto impensabile.

Sandy Munro lavora anche per il settore militare e ha definito l’elettronica delle Tesla assolutamente spettacolare, al massimo livello della tecnologia commerciale e militare, analoga a quella usata nei caccia F-35 (dei quali tanto si parla a maggio 2018). Per meglio comprendere il livello di Munro, la sua attività pubblica consiste tra l’altro nell’acquisire le vetture -com’è stato per la Model 3-, disassemblarla e riscrivere l’intero processo produttivo (la parte sulle batterie è qui, ma avendo tempo può essere molto interessante vederlo dall’inizio l’intero programma da 90 minuti.

Poco cobalto, finalmente!

Tesla Cobalt nella grafica di Breaking Bad
Una grafica che richiama la serie cult Breaking Bad, il cui protagonista era detto anche “il chimico”

Torniamo al cobalto. Va rimarcato che la chimica sviluppata insieme a Panasonic è diversa rispetto a quella tradizionale. Nei tempi recenti l’evoluzione era passata da NCM523 a NCM622, con più nickel. La batteria prodotta nella Gigafactory usa NCM811, nella quale le proporzioni tra nichel, cobalto e manganese sono di 8 : 1 : 1. Si sta andando sempre più verso catodi quasi completamente privi del prezioso materiale. Il vantaggio è anche economico: al momento in cui scriviamo, il cobalto è sui suoi massimi prezzi storici, di 90$ al kg, circa il doppio di 12 mesi fa. La produzione mondiale di questo materiale è di 100.000 tonnellate all’anno, come sottoprodotto dell’estrazione di rame e nichel. Il 60% del cobalto viene dalla Repubblica Democratica del Congo, la cui situazione politica e locale è piuttosto incerta.
Nonostante l’impennata del prezzo, lo scorso anno il costo delle batterie è sceso a 227 $/kWh, mentre Tesla dichiara di essere già a 190, secondo Fred Lambert di Electrek. Un punto di svolta nella convenienza dei veicoli elettrici è ritenuto possibile intorno a 100 $/kWh.

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