Batterie di seconda mano e a fine vita: sarà business miliardario

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Che cosa fare a fine vita con le batterie dei veicoli elettrici? Navigant Research stima un giro d’affari di un miliardo di dollari nel 2028

Automobili di serie alimentate da batterie al litio sono in circolazione fin dal 2010, quando la Chevrolet Volt/Opel Ampera e la Nissan Leaf vennero immesse sul mercato. Altre ne seguirono, cosicchè ad oggi sono già almeno 100mila le auto in circolazione con batterie simili, con un trend di crescita che è sempre più rapido.

Solitamente garantite diversi anni (anche 8 anni o più) le batterie al litio usate in queste auto dovrebbero avere, a fine vita, una capacità residua pari a circa l’80% della capacità nominale iniziale. Non sono quindi inservibili, ma solo indebolite.

Devono quindi davvero essere smaltite come rifiuti? No, possono trovare utilmente impiego in altri settori, nei quali più che la densità energetica conta il basso costo. Per esempio le applicazioni fisse quali i sistemi di accumulo, sempre più spesso installati in sinergia con parchi fotovoltaici o eolici, al fine di mitigare le discontinuità intrinseche di queste fonti rinnovabili: i sistemi di batterie livellano i picchi accumulando energia da rilasciare poi nei momenti di assenza di vento o sole.

E’ così che le batterie “a fine vita” estratte in futuro dalle auto elettriche potranno col tempo diventare una miniera d’oro: un rapporto Navigant Research stima una graduale crescita della disponibilità di queste batterie, che ovviamente replicherebbe più o meno fedelmente, con un ritardo di 8-10 anni, la prevista diffusione delle auto elettriche.

Nel 2028 il giro d’affari legato al riutilizzo di queste batterie potrebbe raggiungere il miliardo di dollari, raddoppiando già nel 2032 e arrivando a 3 miliardi nel 2035. Sempre che nel frattempo non siano intervenuti fatti nuovi nel campo delle tecnologie per l’auto elettrica. Comunque, se anche si verificasse una transizione dalle batterie elettrochimiche ai supercondensatori, anche questi, a fine vita dell’auto, potrebbero essere analogamente riutilizzati nei sistemi di accumulo per rete fissa (sempre che non risulti più conveniente utilizzare direttamente supercondensatori nuovi).

Fonte: Charged Devices

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