Batterie europee: sinfonia o cacofonia, senza vie di mezzo

Batterie europee? Normativa, finanziamenti ed infrastruttura alla ricerca di una filiera. Note dal Battery Show Europe e dalla European Conference on Batteries

0
sviluppi batterie europee
Immagine batterie creata da vectorpocket - it.freepik.com

Certamente l’Europa sa fare le batterie. Probabilmente sa fare fabbriche che ne producano tante, con tutti i dubbi e le incertezze di un settore che ha grande incertezza non nel prototipo ma proprio nell’aumento di produzione. Apparentemente l’Europa ha chiare idee sulle tecnologie su anodo, catodo, elettrolita e packaging dei prossimi dieci-vent’anni.

Il ministero federale per Industria ed Energia ha organizzato la European Conference on Batteries, dal 24 al 27 novembre 2020, anticipandola con un intero website dedicato alla formazione relativa.

Immaginate un video del genere in Italia? Per capire “meglio”,
mettete la traduzione automatica in italiano: è buona.

Come tutte le macroaree, anche l’Europa avrà problemi nel reperire o riciclare i materiali necessari alla produzione: aumentare di dieci volte in pochi anni il numero di veicoli elettrici, per sommi capi, equivale a reperire dieci volte i quantitativi di materiali di base oggi impiegati.

Germania, e poi?

La Germania si sta impegnando molto, ripromettendosi di produrre “in Germania o comunque in Europa” il 30% delle batterie a noi necessarie entro il 2030. Saranno necessari elettroliti che non usano cobalto (ma comunque altri materiali difficili da reperire in Europa) e magari allo stato solido. Questi materiali, anche per altri componenti come l’anodo, andranno ingegnerizzati in tutto il ciclo di vita (magari con blockchain) per ridurre al massimo estrazione e raffinamento.

Filiera europea nelle batterie o fallimento

Questa è una sfida per tutti i produttori: “ridisegnare il processo è semplice, scalare la produzione è difficile”, ha chiarito uno stanco Elon Musk, ospite dalla California alle sue 3 del mattino. L’Europa parte da una posizione subalterna rispetto a Cina e Stati Uniti, ma le carte sono sul tavolo.

C’è solo un problema: l’Europa non esiste. A livello infrastrutturale e normativo, infatti, siamo ben lontani dall’essere un corpo unito. La carenza principale è “l’assenza di una visione di filiera”, come ha detto Alessandro Chiovato, head of Business Development in Solvay (Belgio, non Italia). Tutti i problemi andrebbero visti e risolti contemporaneamente su tutta la supply chain, che dovrà evolvere in maniera coordinata dai materiali alla second life delle batterie: “l’unica alternativa è il fallimento”.

Alessandro Chiovato: le nuove tecnologie aumentano il Capex?

È questa una visione di prospettiva emersa durante la European Conference on Battery andata online tra il 24 e il 27 novembre 2020. Ospite d’onore Stanley Whittingham, Premio Nobel per la chimica nel 2019 in pari quota con Akira Yoshino e John Goodenough. Come abbiamo già visto in tutti gli altri settori tecnologici, l’Europa ha una legislazione interna più che frammentata e un approccio non unitario nei confronti delle altre macro-aree, che sono più omogenee per legislazione, infrastrutture e finanziamenti pubblici.

Stanley Whittingham, Premio Nobel per la chimica nel 2019, nel suo sfondo virtuale

Stanley Whittingham in collegamento da casa, ma con uno sfondo digitale, durante la European Conference on Battery 2020. “Elettrolita solido? Certo, ma forse meglio con una piccola interfaccia liquida”. “Materiali e medicina sono le discipline più interessanti”.

L’Europa delle batterie

Per far meglio il quadro della situazione, leggiamo le parole (leggermente editate) di Maroš Sefcovic, vice-president for the Energy Union, il 26 settembre 2019.

Diversi solidi partenariati industriali e di innovazione stanno nascendo lungo la catena del valore. Ad esempio estrazione mineraria (Finlandia, Portogallo, Spagna e Repubblica Ceca), materiali catodici (Belgio, Finlandia, Germania e Polonia) e altri materiali per batterie (Belgio, Francia e Italia). Produzione di celle (Svezia, Germania, Francia e Italia; in arrivo Slovacchia e Repubblica Ceca) e batterie (Germania, Polonia). Completa il quadro il recycling (Belgio, Germania e Polonia).
Penso che il successo risieda nella nostra focalizzazione su progetti industriali concreti derivanti dall’industria stessa.

Le aziende partecipanti al secondo Ipcei sulle batterie.

La spocchia dell’Europa

Il coordinamento europeo è affidato alla Eba, European Battery Alliance, destinataria di un secondo Ipcei (Importante progetto di comune interesse europeo) sulle batterie, che ha messo in campo 8 miliardi di Euro (3,2 pubblici, 5 privati) nel timeframe 2019-2031. Questo Ipcei si dedica alle batterie con l’impegno di svariati Stati comunitari, tra i quali l’Italia, come dalla lista di Sefcovic. Al livello più alto c’è la Gba, Global Battery Alliance, costituita nel 2017 attraverso il World Economic Forum con oltre 70 operatori mondiali per favorire un discorso di supply chain coordinata anche tra macroaree. Per le batterie italiane c’è la Faam, con un insediamento a Teverola (CE) che partirà nel 2021.

Step nella produzione di una batteria: Stefano Saguatti, Manz.
Già ne parlammo su GreenStart.

Sullo sfondo del progetto complessivo è chiara la convinzione che l’Europa sia naturalmente portata a primeggiare in tutto, basta impegnarsi. Mettendo insieme obiettivi ecologici, produzione sostenibile e una forte coesione tra politica, industria e società, l’Europa avrà entro una decina d’anni una paradisiaca produzione energetica che risolverà tutto. Ovviamente non è così: possiamo provare a costruire questa situazione, ma al momento siamo dietro a US e Cina/Asia, con una certa probabilità che il gap a nostro svantaggio aumenti nel tempo.

Batterie: il 2030 così lontano così vicino

Ma siamo sicuri che il punto di arrivo sia nel 2030? Svariate iniziative più o meno private, come QuantumScape e Dyson, cercano di anticipare la data di qualche anno. Magari con prodotti a metà del guado. Magari con annunci più finanziari che di prodotto.

Ma il dubbio che più d’un produttore possa arrivare ad un reale stato solido scalabile in produzione ben prima del 2030 è forte, così come è evidente che l’Europa non abbia possibilità di anticipare quella data. Ma alcune realtà tedesche, essendo già industriali, potrebbero beneficiare da un percorso di avvicinamento compatibile con l’evoluzione delle esistenti fabbriche.

La Cina in vista della sostenibilità

Infatti, solo pochi giorni prima dell’evento europeo (ma organizzato dal Bundesministerium für Wirtschaft und Energie, ovvero BMWi (Ministero federale tedesco per economia ed energia) si era tenuto il Battery Show Europe 2021, un analogo evento a finanziamento privato del quale Greenstart ha anticipato alcune tecnologie in mostra.

In questo evento c’è stata una conferenza stampa di Sebastian Wolff, head of business unit Automotive outside China e Head of EU Operations di Farasis Energy. Farasis è nata in California, ma dal 2009 è anche in Cina ed è ormai considerata un produttore cinese. Wolff, in estrema sinossi, ha manifestato intenzione di abbattere la CO2 in tutti i processi, produrre localmente, localizzare la supply chain, fare attenzione alle normative e alla sostenibilità totale. Sembra esattamente la stessa storia che in un prossimo futuro dovrebbe differenziare e affermare la rimonta europea verso la superiorità. E se lo sa il tedesco di Cina, c’è da pensare che lo sappia tutta la Cina.

Sostenibilità: i tre workstream dell’IPCEI sulle batterie. Frédéric Bruyneel,
Italmatch Chemicals (ITA)

L’impressione complessiva è che le varie industrie nazionali europee si stiano organizzando per competere singolarmente, a partire da una visione ottimistica del loro mercato e della sua durata, magari aiutati da barriere normative nazionali e sotto la speranzosa egida del bilancio comunitario. A guardarla oggi e da fuori, la supply chain europea sembra tutt’altro che in via di completamento. C’è da sperare che l’enorme complessità dell’argomento produca effetti non lineari su cooperazione e integrazione della capacità produttiva europea nei confronti di USA e Cina/Asia.


Questa mailing list usa Mailchimp. Iscrivendoti ad una o più liste, contestualmente dichiari di aderire ai suoi principi di privacy e ai termini d'uso.

In ottemperanza al Gdpr, Regolamento UE 2016/675 sui dati personali, ti garantiamo che i tuoi dati saranno usati esclusivamente per l’invio di newsletter e inviti alle nostre attività e non verranno condivisi con terze parti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here