Belumbury Dany, il gioiello artigianale elettrico tutto italiano

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Primo contatto con la citycar italiana, una realizzazione di notevole livello, pensata e prodotta artigianalmente in Italia in piccola serie con una gran cura dei dettagli e una linea accattivante

La Belumbury Dany è una interessante proposta tutta italiana di alta gamma, per prezzo e contenuti, nel campo delle microcar elettriche. Abbiamo avuto l’occasione di provarla in occasione dei “sabati di Elettrocity” ed ecco le nostre impressioni.

Partito nell’agosto 2008 avvalendosi anche di studi condotti in collaborazione con l’Università di Camerino, il progetto produce nel 2009 il primo semilavorato marciante; nel dicembre 2010 è avvenuta a Roma la prima presentazione alla stampa nella cornice dell’Ara Pacis, e l‘industrializzazione è stata completata a maggio 2012. Tempi veramente degni di nota considerata la compiutezza tecnologica e costruttiva complessiva del risultato finale.

La vettura è omologata come quadriciclo categoria L7e per trasporto di persone e merci, guidabile con patente A1 o superiore.

Il sistema di alimentazione consta di un gruppo di 32 batterie al Litio-Ferro-Fosfato da 160Ah, tensione unitaria circa 3.2V, tensione totale 102V, disposte lungo l’asse della vettura e al retrotreno, organizzate in tre gruppi da 8 celle e due gruppi da 4 celle, con energia totale di 16.3 kWh in un peso di 179 kg, in grado di sopportare fino a 3.000 cicli di carica/scarica completa; l’autonomia è di 150 km in modalità Race e oltre 180 km in modalità Eco. Il pacco batterie è garantito 2 anni. Non è previsto riscaldamento per le basse temperature, mentre a gestire le alte temperature sull’elettronica di potenza provvedono un generoso corpo alettato e un sistema di ventilazione forzata.

Le batterie, di produzione cinese, sono l’unico componente della vettura a non essere realizzato in Italia. I freni sono forniti da Brembo, il motore da Electro Adda, parti del corpo vettura da Tasso, il sistema integrato di gestione delle batterie e pilotaggio motore è stato sviluppato in collaborazione con l’Università di Bologna.

La ricarica può avvenire in 8 ore con un assorbimento di 2.4 kW, compatibili con un impianto domestico AC 220V. Il caricabatterie è interno alla vettura; il connettore di ricarica è di tipo SAE J1772-2009.
La propulsione si avvale di un motore a corrente alternata asincrono trifase da 10 kW a 7800 giri/min e coppia massima di 140 Nm a 0 giri, pilotato da un inverter trifase con tre modalità di funzionamento (Eco, Race, Hill holder). La trasmissione è sulle ruote posteriori, senza cambio di velocità o variatore. E’ ovviamente previsto il recupero di energia in frenata (in un ciclo di utilizzo tipico per il tipo di vettura, si recupera per questa via circa il 10% dell’energia spesa per accelerare e avanzare).

La vettura in soli 3.185 metri (41 cm più di una Smart Fortwo e 20 cm più di una Toyota IQ), e con un diametro di sterzata di appena 8.4 metri, riesce a offrire 2+2 posti organizzati come quattro poltroncine indipendenti. Ai posti posteriori la larghezza è sufficiente per due persone adulte e anche l’altezza non pone problemi, mentre lo spazio per le gambe è sufficiente per un adulto solamente avanzando quasi al massimo la poltrona anteriore (cosa praticabile più che altro per il posto del passeggero, assai meno per il posto guida).

Il cofano anteriore ospita le strutture di protezione dell’abitacolo nonchè la “vasca servizi” (la vettura, pur avendo proporzioni e pesi da microcar e pur essendo elettrica, è dotata di condizionatore) e la classica batteria 12V al piombo, che resta comunque presente. Il bagagliaio posteriore, impeccabilmente rivestito della stessa pelle del resto dell’abitacolo, ha una capacità stimabile sui 150 litri o poco più; la forma è perfettamente regolare e ben sfruttabile; il piano di carico è piuttosto alto visto che si trova sopra a sistema di controllo motore, inverter e caricabatterie (accessibili sollevando il fondo); nell’esemplare di preserie esaminato non era presente alcuna copertura.

La linea della Dany è sicuramente appagante e d’effetto. L’andamento della linea di cintura può ricordare quello dell’Alfa Romeo MiTo. Aggressivo e riuscito lo “sguardo” anteriore, massiccia e ben piantata la coda, di grande effetto con le ruote posteriori addirittura da 195/45 e con il sottoscocca sagomato come un profilo estrattore. I cristalli senza cornici alleggeriscono la linea delle portiere e conferiscono loro notevole eleganza, come in una coupè (o come la MiTo).

La struttura è uno space frame in tubolari metallici altoresistenziali su cui è “cucita” una veste in ABS termoformato, non colorato in pasta ma con verniciatura applicata, il che garantisce una finitura superficiale perfettamente equivalente a quella delle auto con carrozzeria in lamiera, seppur con aggravio di costo.

Gli allestimenti interni ed esterni sono largamente personalizzabili. Nell’elegante abitacolo rivestito in pelle, impreziosito anche da una scenografica illuminazione di padiglione e portiere e dalla originale strumentazione parzialmente digitale, sono presenti fra l’altro il condizionatore d’aria con 4 bocchette frontali e 2 per lo sbrinamento del parabrezza (tutte orientabili e con meccanismo di chiusura individuale), sensori di parcheggio (compresa telecamera con visualizzazione integrata nel display dell’autoradio in plancia), e negli esemplari di serie saranno presenti compresi anche navigatore GPS e prese Aux-Ipod-USB. Non sono presenti airbag, neppure a richiesta. 

A proposito del condizionatore (una rarità sui quadricicli e microcar): ovviamente, essendo alimentato dalle batterie principali, incide sull’autonomia: secondo il produttore per un 10-15% circa. 

Le ruote anteriori sono da 155/65 R14, mentre le posteriori possono essere opzionalmente da 195/45 R15. I cerchi sono in lega leggera a cinque razze.

Freni a disco anteriori e posteriori prodotti da Brembo. Coerentemente con l’omologazione come quadriciclo che non li richiede, non sono presenti nè servofreno, nè ABS, nè ESP.
In un futuro diverso modello, potenziato nelle batterie e nel motore e con classe di omologazione diversa, queste dotazioni dovrebbero essere presenti e sarà anche probabilmente necessario effettuare un crash test.

La Dany elettrica trova i suoi clienti soprattutto in Asia e in Medio Oriente, meno in Italia. La cosa non stupisce considerando anche il prezzo, non indifferente ma giustificato dal controvalore, di 33mila euro + IVA (esiste anche una versione della Dany a motore termico che costa 10mila euro in meno).

La produzione è di circa 80-100 vetture all’anno e a quanto pare è già coperta da ordini per un notevole lasso di tempo, tuttavia almeno per il momento non vi sono piani di aumentarla.

Abbiamo già detto della garanzia di 2 anni. L’assistenza è prestata dalla società BNR (www.bnrgreenmobility.it/) che può contare su una sua rete di centri in tutta Italia. Interessante la proposta di vari “pacchetti” di assistenza alcuni dei quali comprenderebbero la possibilità di installare una colonnina di ricarica non solo a casa o nel box ma anche, se lo si desidera, presso l’ufficio.

Al termine dell’incontro il costruttore ci ha dato appuntamento a Ginevra a marzo con “grosse novità”. Visto il livello di questa prima realizzazione, dobbiamo ammettere di nutrire una certa curiosità.

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