Crozza e Report parlano di auto elettriche al grande pubblico… bene, ma non benissimo

Nella puntata di fratelli di Crozza la satira fa uscire allo scoperto le storture del sistema italiano, già portate alla ribalta da Report. Mentre cresce l'interesse del grande pubblico per l'argomento testimonato dal successo della gara di FormulaE a Roma

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Nelle ultime settimane le auto elettriche e le loro tematiche sono approdate in tv per tre volte: a Report, in occasione della FormulaE a Roma e nel programma di Crozza.

Che il tema della mobilità elettrica si stia sdoganando da una ristretta nicchia di appassionati a un pubblico più vasto è solo un bene. Può servire a formare un movimento di opinione che si possa far sentire. A ben vedere, quello che manca in Italia sono le volontà politiche, che dovrebbero innescare la scintilla per far cambiare le cose. Oggi sono del tutto sopite da attività di lobby neanche troppo nascoste.

Quando il metano non dà una mano

Ciò che abbiamo invece è una sorta di “ponziopilatismo” legato alle scelte energetiche del nostro Paese. Apparentemente non sposano una via in particolare, ma che nella sostanza mancano del tutto di sostenere l’elettrico dando spazio al gas naturale. E’ il contrario di ciò che è successo nella maggioranza delle altre nazioni.

Quindi è un bene che si parli di mobilità elettrica in tutti i toni, dal serio di Report allo scherzoso di Crozza.  E’ bene anche che la FormulaE sia approdata in Italia e abbia fatto il pieno di persone all’Eur e in televisione, dando ragione alla scelta di Mediaset, dopo la completa “ignoranza” della Rai degli scorsi anni.

Report ha messo in luce diversi aspetti molto interessanti. Per trovare un punto trattato con minor visione, si può dire sia scivolato su quella che potrebbe essere la nuova mobilità, che è sempre più intermodale. Il viaggio Milano-Roma è già ora più gestibile da un treno più un carsharing in città piuttosto che in 12 ore alla ricerca di colonnine con una Zoe! Complessivamente, comunque, prendiamo il lato positivo dello sdoganamento presso il grande pubblico del tema.

Ci vorrà del tempo

Sappiamo da sempre che la rivoluzione elettrica è silenziosa. Non ci sveglieremo da un giorno all’altro con sistemi di ricarica in ogni parcheggio privato o pubblico. Non gireremo per le città vedendo auto elettriche nei concessionari, non solamente sulla carta.

Basti vedere il percorso della Norvegia nel corso degli anni, per arrivare a vendere un’auto elettrica su tre nuove immatricolazioni. O ricordare l’appello della Merkel – di cinque anni fa – che solo ora sta portando i suoi frutti: la Germania è destinata a chiudere il 2018 come primo mercato di auto elettriche in Europa.

Ma noi ora siamo in mezzo al guado, anche in Italia. Più volte la meta ci sembrerà lontana, ma non dobbiamo demordere. I tasselli potrebbero andare a posto ben prima di quanto auspicato da chi nella mobilità elettrica vede una minaccia o un fastidio non preventivato.

Intanto rigustiamoci Maurizio Crozza che mette a nudo le storture del nostro sistema quando si parla di mobilità elettrica.

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