Dati auto e personali possono diventare fonte di reddito?

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Lo staff di Ecosteer

Se avete acquistato un’auto negli ultimi sette anni, probabilmente i dati ad essa relativi non appartengono a voi. La stessa cosa accade tutte le volte che in un modo o in un altro entrate in un sito o un’app. È questo il bello o il cattivo di Internet ed è stato amplificato dalle questioni sui dati sanitari rilanciate dalla pandemia. Questa realtà può essere sfruttata a vantaggio del consumatore.

Gran parte della popolazione oggi usa Internet in varie forme. Il numero di utenti e di modalità è in continua crescita e la sua tradizionale consultazione tramite web o app sta via via sparendo, sostituita da interfacce vocali o posizionali. Per la maggior parte, la gente è ignara del valore reale dei propri dati personali e comportamentali. E se in Oriente, ma anche negli States, si ha un approccio tutto sommato permissivo, il Vecchio Continente ragiona in modo più dogmatico.

Il regolamento GDPR dell’UE era impostato per riequilibrare il potere tra gli individui e le aziende che ormai sanno di di noi più delle nostre stesse famiglie.

Corporation e piattaforme usano i nostri dati senza un permesso veramente consapevole e ne traggono enorme profitto. Al momento si stanno applicando regole europee per trattenere una parte di questo profitto, ma sempre poco sarebbe rispetto al valore generato.

I dati generali che riguardano grandi quantità di persone permettono di fare valutazioni sociali o tendenziali che permettono corrette pianificazioni di lungo periodo. In molti casi, però, i dati vengono usati sul singolo individuo, generando una qualche forma di nostro gemello digitale (digital twin) che ci propone le pubblicità e ci consiglia cosa acquistare.

Con l’auto, lo smartphone, la domotica o gli acquisti, noi produciamo dati che vengono usati per guadagnare.

E se fossimo ricompensati per la condivisione dei nostri dati, in modo commisurato al valore reale? Il settore dei dati è vasto e incredibilmente prezioso e con il GDPR il valore dei dati consentiti è ancora maggiore.

La Dynamic Data Portability

Finora il legislatore si è occupato dei dati raccolti a partire dal punto di raccolta, ovvero il server. E’ il momento di passare al punto di contatto, ovvero il pc, lo smartphone ed altri dispositivi. E’ il momento di passare dalla Privacy dei dati alla Ownership dei dati.

La Commissione Europea ne parla esplicitamente sotto la dicitura Dynamic Data Portability. E’ una rivoluzione, e per realizzarla servono due cose: una piattaforma di data ownership e lo spostamento dalla raccolta al contatto.

Ipotesi: un data portability opsys

Una proposta di piattaforma italiana già esiste. Si chiama Ecosteer e viene da Bolzano. L’azienda guidata da Elena Pasquali ha trovato conveniente seguire il percorso proposto dalle startup ed ha trovato incubazione al NoiPark trentino.

Per spostarsi sul contatto esistono svariate soluzioni. La prima potrebbe essere uno strato software tra sistemi (tecnicamente un’API) che potrebbe lontanamente somigliare al modello federativo europeo Gaia-X, appena partito (Greenstart se ne è occupato). Un approccio più radicale ed efficace sarebbe lo sviluppo di un sistema operativo mobile tutto europeo. La cosa fa sorridere, pensando che Android è una costola di Linux, sviluppato dal finlandese Linus Torvalds, ma è così. Certo i tempi di sviluppo di un opsys sono molto lunghi, l’incertezza nel successo estremamente alta e l’interregno molto pericoloso. Nulla però vieterebbe di valutare entrambe le possibilità, API a breve ed opsys a lungo termine, magari ipotizzando proprio un data portability opsys senza le eredità del personal computer.

D’altronde a ben pensarci oggi le stesse auto sono di fatto composte da un hardware commodity sul quale è innestato un software con app ed upgrade di vario tipo e costo.

Decentralizzare l’economia dei dati

Partendo dai dispositivi IoT e le auto connesse, Ecosteer ha puntato su trasparenza, controllo ed equità per realizzare una piattaforma di data brokerage.

Utilizzando gli smart contract, Ecosteer aggiunge un livello di controllo della condivisione dei dati che consente ai legittimi proprietari dei dati di autorizzare organizzazioni specifiche a usare i loro dati, con chiari diritti, limiti e ricompense. 

Gli smart contracts sono piccoli programmi che eseguono in automatico delle istruzioni al verificarsi di determinate condizioni. La blockchain più nota è quella retrostante la moneta virtuale Bitcoin: questa soluzione può eseguire software in questa accezione, ma non nel modo migliore. Al momento sono migliori gli strumenti offerti dalla blockchain di un altro fornitore, Ethereum, ed è estremamente interessante quella proposta dalla Algorand dell’italiano Silvio Micali.

Cessione remunerata di dati auto

Facciamo un esempio automobilistico. Immaginiamo di comprare una macchina nuova. Il software relativo dice che MyDataBroker vorrebbe accedere ai miei dati e monetizzarli.

MyDataBroker dice che condividendo i miei dati posso ottenere sconti all’assicurazione, alle stazioni di servizio, ma anche agevolazioni per parcheggi, ZTL e forse anche per i semafori. I miei dati verranno coperti dal Gdpr e potremo sempre recedere dall’accordo. Accettiamo di cedere i dati a MydataBroker.

MyDataBroker offre quindi i miei dati ad altre organizzazioni che desiderano acquistarli. Ciascuna di loro mi invita a stipulare un accordo. Se acconsento, viene creato un “contratto virtuale” tra me e le organizzazioni che ho approvato, e i dati vengono condivisi in forma crittografata tra me e l’organizzazione.

Il broker fornisce una dashboard che consente di disattivare facilmente la relazione e di tenere traccia dei premi raccolti come parte del contratto virtuale.

Se poi questa situazione evolvesse in un marketplace, la piattaforma di scambio dati potrebbe diventare un vero e proprio marketplace con offerte e promozioni da parte di aziende che competono per avervi come fornitori di dati. Ma questo magari è ancora lontano nel tempo…

Case intelligenti e stazioni di ricarica

L’esempio sopra riguarda le auto connesse, ma poiché un’auto è solo un tipo speciale di dispositivo IoT, può essere applicato in modo molto più ampio. La tecnologia di Ecosteer si sovrappone ai sistemi già esistenti nel mondo della condivisione dei dati, quindi questo potrebbe potenzialmente applicarsi a qualsiasi dato che condividi; posizione, comportamento, contatti, comunicazioni, preferenze, tratti fisici, dati biometrici e altro.

Ecosteer sta lavorando attivamente per portare la propria piattaforma tecnologica sul mercato con i partner negli ecosistemi delle auto connesse e dell’IoT.

In conclusione, continuare a vedere smartphone, auto e smart meter come punti secondari di generazione del valore è un errore che potrebbe costare caro. Un riequilibrio dei flussi di dati e dei flussi di profitti, anche visti come servizi, potrebbe essere la grande innovazione di processo dell’Europa connessa.


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