Energia idroelettrica per l’Etiopia: la diga GERD tra Egitto e… metano

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GERD, Grand Ethiopian Renaissance Dam, in una foto di WeBuild (dall'account Twitter).
GERD, Grand Ethiopian Renaissance Dam, in una foto di WeBuild (dall'account Twitter).

Il Rinascimento etiope parte dall’energia e da un progetto italiano: GERD, the Grand Ethiopian Renaissance Dam. Il 20 febbraio, la prima turbina della GERD è stata avviata alla presenza del Primo Ministro Abiy Ahmed Ali.

La capacità idroelettrica africana potrà essere fortemente incrementata dalla nuova diga, che a regime dovrebbe produrre 16 TWh annui. Attualmente, dice Hydropower, la capacità del Continente è di 38 GW e l’energia generata è di 139 TWh. L’incremento è significativo in termini assoluti e determinante per l’Etiopia.

Si tratta di una diga in calcestruzzo compattato a rulli costruita da Webuild sul Nilo Azzurro, nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. Ci lavorano circa 10.000 persone in media all’anno. WeBuild è il nuovo nome di Salini Impregilo, nota azienda italiana. Il progetto comprende anche una seconda diga a sella e due centrali idroelettriche.

Una volta completata, la GERD sarà la più grande diga idroelettrica in Africa e sosterrà lo sviluppo economico del Paese, che ci sta investendo il 7% del PIL. L’Etiopia si è posta l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025 con l’enorme produzione di elettricità da fonti rinnovabili. L’impianto avrà una capacità produttiva installata di 5.150 MW, in grado di produrre una media annua di 15.700 GWh.

Meno anidride carbonica, ma più metano

La complessiva neutralità dell’energia idroelettrica va valutata in un quadro ampio. Il progetto GERD ha un valore di 3,48 miliardi di euro e al momento è completo all’84%. Una volta terminato, permetterà al Paese di generare ed esportare elettricità rinnovabile e abbastanza “pulita”, evitando le emissioni di oltre due milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Si tratta di un risultato straordinario, se si guarda solo all’anidride carbonica.

Che la CO2 sia motore unico dell’effetto serra è però oggetto di discussione presso gli ambienti scientifici, come dimostra il progetto europeo Hydrocarb. E’ vero che i bacini (principalmente tropicali) rimuovono la CO2 dall’atmosfera: le piante acquatiche, il fitoplancton e le alghe assorbono e legano CO2 man mano che crescono. Però quando muoiono si depositano sul fondo, dove vengono digerite da microbi che producono metano nei sedimenti. E l’effetto serra del metano sarebbe 28 volte più negativo di quello del CO2.

Inoltre non va sottovalutato l’impatto generale sull’intero ecosistema del Nilo.

L’Etiopia: i suoi diritti, i suoi doveri

Immagine da Wikipedia. La diga è nella regione occidentale del Benishangul-Gumuz. Il Tigray è al nord, al confine con l’Eritrea.

Prendere l’acqua del Nilo è anche un grande problema politico. Sorgono alcune questioni, tra le quali la rilevanza per il flusso d’acqua verso il Sudan e l’Egitto. Tante valutazioni oggi vengono fatte popolarmente senza considerare le più banali osservazioni. L’Egitto ha oggi 105 milioni di abitanti, il Sudan 45 milioni (orbo del Sud Sudan, 11 milioni) e l’Etiopia ne ha ben 120 milioni. Il Sudan è forte esportatore di petrolio ed ha avuto problemi di confine con il Sud Sudan, che è diventato formalmente indipendente nel 2011.

Orbene nel lontano 1959 le acque del Nilo erano state assegnate a Sudan (22%) ed Egitto (66%). L’Etiopia, che non era stata considerata, ha più tardi ritenuto l’antica decisione del tutto illegittima. L’Egitto farà di tutto per limitare gli effetti di questa azione, che rischia di impattare sulla sua popolazione per alcuni anni se non per sempre. La GERD non è lontanissima dal Tigray, area etiope tra le più sconvolte da un reale conflitto militare ignorato dalla comunità internazionale.


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