Ford, Daimler e Renault-Nissan uniscono le forze per l’auto a fuel cell

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Stati Uniti, Europa e Giappone uniti nell’alleanza strategica per arrivare entro il 2017 al lancio commerciale di auto a celle a combustibile

Continua la serie di annunci di titanici accordi fra colossi per lo studio e il perfezionamento di tecnologie per autotrazione a propulsione non convenzionale: elettrica, ibrida o a celle a combustibile, come nel caso del recente annuncio di Daimler AG (Mercedes-Benz), Ford Motor Company e Nissan Motor (di Renault-Nissan).

Il novello patto tripartito si pone l’obiettivo del lancio sul mercato della prima vettura a celle a combustibile che sia abbordabile per un pubblico di massa. I tre produttori porteranno sul mercato modelli distinti, ognuno con il proprio marchio ma con impiego delle tecnologie sviluppate in comune.

Ovviamente con questo annuncio i tre partner si aspettano anche l’effetto di incoraggiare lo sviluppo di una infrastruttura di distribuzione (o produzione) e rifornimento dell’idrogeno. 

L’auto fuel cell è infatti terribilmente dipendente dall’infrastruttura di rifornimento, esattamente come l’auto elettrica, ma con l’aggravante che mentre la rete elettrica esiste già e si pone casomai il problema degli allacciamenti, di un ripensamento del dimensionamento della rete e dei connettori da usare (problema, quest’ultimo, concettualmente banale, ma in pratica reso complesso dal lungo periodo di proliferazione di proposte alternative solo recentemente risoltosi con uno standard comune che ha finalmente dato il via a massicci piani per colonnine e infrastrutture di ricarica), per l’idrogeno occorre prevedere strutture di stoccaggio e serve anche scegliere fra distribuzione o produzione delocalizzata (per esempio con elettrolisi dell’acqua o con cracking di idrocarburi come il metano).

I veicoli a fuel cell hanno zero emissioni CO2 come quelli elettrici (allo scarico emettono solo acqua) e possono rifornirsi molto più rapidamente, anche se visto che l’idrogeno è solo un vettore energetico e deve essere estratto per poter essere usato, con un processo che comporta una catena di rendimenti naturalmente tutti inferiori a 1, il bilancio energetico complessivo, dal pozzo alle ruote non è necessariamente quello ottimale.

Basterà che i tre big annuncino questo sforzo comune perchè qualche investitore o Governo si impegni convintamente nella realizzazione di una rete di distributori di idrogeno?
Difficile, fin tanto che gli interessi saranno ripartiti tra soggetti troppo diversi nella filiera e senza una regia comune.

Per fare un paragone, sarebbe stato come aspettarsi che nel 1992 fossero spuntati  gestori di rete cellulare dal nulla e avessero iniziato a installare antenne semplicemente in risposta all’annuncio da parte di Motorola, Nokia o Siemens del futuro di produzione di terminali GSM. 

L’accordo lato Case costruttrici per realizzare i veicoli a fuel cell è sicuramente un’iniziativa utile e importante, ma rischia di essere vanificato in assenza di un simmetrico accordo infrastrutturale tra gestori di rete elettrica, Governi e magari società petrolifere (che non sono necessariamente nemiche a priori del business della mobilità sostenibile, come dimostra ad esempio l’iniziativa Eni per fare delle proprie aree di servizio dei centri polifunzionali al servizio della mobilità, inclusa quella elettrica, grazie all’accordo con Enel.

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