Il disservizio di EnelX e la fragilità della ricarica nel cloud

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Un recente episodio di disservizio informatico che sabato 14 settembre ha paralizzato per alcune ore e in tutta Italia il servizio di ricarica presso le colonnine EnelX mette in luce una delle principali causa di fragilità dell’auto elettrica.

Non si tratta guasti a bordo, dato che la grande semplicità meccanica di questi veicoli, con numerosissimi pezzi in meno rispetto a una termica, implica che ci sia ben poco che si possa guastare.

L’infrastruttura di ricarica bloccata è il tallone d’Achille dell’auto elettrica

No, il tallone di Achille dell’auto elettrica è di natura completamente nuova. Non si trova a bordo dell’auto, ma in un luogo quasi astratto: il cloud. Non è provocato dall’usura di un componente meccanico, né da un suo difetto di produzione o progettazione, ma può derivare da una imperfetta progettazione di processi e sistemi, o da una organizzazione inadeguata, o da un attacco hacker.

La responsabilità di prevenire e gestire il problema non è necessariamente in capo alla Casa costruttrice, ma può dipendere anche totalmente da altre aziende della filiera a valle. Le figure professionali in grado di porvi rimedio non sono meccanici, ma informatici.

Quando il guasto si verifica, non impatta questo o quel veicolo, ma migliaia di veicoli contemporaneamente, sparsi statisticamente su un vasto territorio. Bisogna solo aspettare: non è il caso di aspettare il carro attrezzi, anche perché non potrebbe mai esistere un sufficiente numero di carri attrezzi per soccorrere simultaneamente i mezzi coinvolti in un’emergenza così vasta.

Appesi alla risposta di un call center

E non è l’automobilista rimasto a piedi a dover prendere l’iniziativa, ma un “response team” in una sala di controllo. Che per non essere subissato di migliaia di chiamate contemporanee dovrebbe essere adeguatamente schermato da call center o, meglio, risponditori automatici.

Con l’auto elettrica, per ridurre il rischio di rimanere a piedi diventa meno importante scegliere un veicolo di una marca di buona reputazione. Infatti, al netto di guasti meccanici o elettrici “a bordo” che diventeranno sempre meno probabili, i problemi che possono bloccare il veicolo dipenderanno sempre più da soggetti terzi.

I problemi possono essere diversi: attiva manutenzione fisica alle colonnine, infrastruttura informatica non adeguatamente ridondata o protetta da attacchi, bug software nelle app usate per prenotazioni e attivazioni di punti di ricarica, disservizi sui gateway di pagamento o ai lettori di schede, e così via.

Diventa progressivamente sempre meno rilevante l’importanza di chi ha prodotto l’auto, e il destino della city car e della mega-ammiraglia tendono gradualmente a convergere in quanto dipendenti entrambi dalla disponibilità dell’infrastruttura di ricarica (anche se sabato 14 i Supercharger di Tesla funzionavano perfettamente).

Se vogliono applicare prezzi elevati, i costruttori dovranno trovare motivi più convincenti del mero fascino del marchio.

Cosa fare se l’infrastruttura di ricarica è bloccata

Se si è rimasti a piedi con un’auto termica ma la pompa di benzina più vicina è a secco, si può sempre cercare di procurarsi una tanica di carburante in un’altra area di servizio, oppure travasarne un po’ con un tubo dal serbatoio di un’altra auto che si offre di aiutare.

Con la ricarica delle auto elettriche, almeno nella forma e nei modi in cui avviene oggi, le cose sono più complicate. L’equivalente “al litio” di una tanica di benzina peserebbe almeno 3-4 kg per un kWh e ci si percorrerebbero appena 6-8 km circa. Si può fare riferimento ai servizi di emergenza come eGap, ma in una giornata di stop totale può essere difficile da reperire vista la grande richiesta.

Per avere abbastanza carica per arrivare fino a casa, supponiamo 50 km, occorrerebbe una sorta di mega-power bank pesante una trentina di kg e di un valore tale che non potrebbe certo essere un oggetto “a perdere” ma andrebbe in qualche modo restituito al locatore.

In quanto a scenari di ricarica vehicle-to-vehicle, con un’auto che ne soccorre un’altra cedendo un po’ della propria energia collegandola con cavo, questi sono certo immaginabili, ma attualmente non percorribili.

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