I piani di espansione della rete di ricarica veloce Ionity in Italia

Fino a 350 kW con il connettore Ccs Combo 2, entro fine 2020 si punta alle 20 installazioni, sia in autostrada sia sui principali snodi nel nord Italia

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Ci sono #germogliverdi molto interessanti che stanno iniziando a spuntare e a tappezzare l’Italia, sono le stazioni di ricarica veloce di Ionity, un consorzio nato nel 2017 dall’iniziativa di gruppi automobilistici tedeschi come Volkswagen, Daimler, Bmw e Ford Europe per creare una infrastruttura di ricarica veloce (Hpc, High Power charge) basata sullo standard Ccs 2 Combo fino a 350 kW. Ne parliamo con Alessandro De Guglielmo, country manager Italia di Ionity.

Che obiettivi ha Ionity?

L’obiettivo che ci siamo dati 3 anni fa è di avere 400 stazioni di ricarica entro la fine del 2020 in tutta Europa lungo i corridori che sono gli assi di comunicazione delle direttrici inter europee. Lo stiamo facendo cercando un buon bilanciamento tra le esigenze nazionali e internazionali. Nonostante lo stop dei mesi del Covid siamo a buon punto nella realizzazione. Ionity ha un’ottica b2b, è quindi un Cpo (Charging point operator) che fornisce il servizio e la rete ad altre società Msp (Mobile service provider) che si occupano di vendere energia e altri servizi agli utenti finali.

E spostando lo sguardo in Italia a che punto siamo?

Io penso che in Italia sia importante lavorare sull’asse che va dal Brennero a Palermo, ma come ho detto prima Ionity è un progetto paneuropeo, così abbiamo iniziato dal nord Italia che è la porta rispetto ai paesi come Germania, Austria, Svizzera o Francia e al momento abbiamo otto stazioni aperte al pubblico, con l’ultima che si trova a Montecchio Maggiore vicino a Vicenza. Abbiamo una decina di cantieri in essere che ci dovrebbero portare entro la fine dell’anno ad avere 20 stazioni di ricarica in Italia. Nelle ultime settimane abbiamo aperto tre stazioni, e nel giorno in cui eravamo a fare l’attivazione abbiamo incrociato diversi utenti di auto elettriche, interessanti ed entusiasti, che sono passati a vedere a che punto fossero i lavori, un ottimo segnale per la mobilità elettrica in Italia.

Dove sono installate le vostre stazioni in Italia? Anche in autostrada?

Sì, abbiamo stazioni di ricarica sia fuori sia dentro le autostrade. Il problema più grosso che vedo nell’installazione sulle superfici autostradali è lo stato del mercato che in Italia è ancora limitato e l’investimenti economico è cospicuo, non si riesce quindi rientrare nell’investimento entro i 7 anni che è un obiettivo minimo che ci siamo dati. Credo che in questa fase, di completa transizione è necessario valutare più possibilità, per esempio uno dei nostri partner importanti è Eni, e vediamo come l’area di servizio stia diventando un’area di servizi, oltre alla ristorazione e al rifornimento carburante, pensa per esempio all’installazione innovativa dei locker di Amazon.

Ma noi pensiamo sia importante anche garantire accessibilità per gli utenti locali che non hanno esigenza di entrare in autostrada. Per esempio per la nostra stazione di Forlì abbiamo fatto la scelta ponderata di installarla nel parcheggio di un centro commerciale
con la collaborazione di Idg. Si trova subito al di fuori dell’autostrada, così possiamo garantire un servizio a tutti gli utenti locali e della regione oltre che ai turisti che usano le strade provinciali e non necessitano di entrare in autostrada.

Pensi quindi che i parcheggi dei supermercati e dei centri commerciali possano essere utilizzati anche in caso di ricarica veloce Hpc?

Al contrario delle autostrade, in questi casi è meglio avere varie soluzioni, sia ad alta velocità sia a bassa, perché nelle stazioni Ionity ci si ferma in media una mezz’ora e poi la colonnina deve essere lasciata libera, per questo è importante che in quelle superfici possano coesistere più soluzioni a diverse velocità di ricarica. Nell’esempio di Forlì che ti facevo prima, ci sono colonnine di ricarica Ac, Dc e le nostre Hpc e gli utenti hanno diversi servizi grazie al centro commerciale che sorge lì (e non lontano Tesla ha messo in funzione il primo supercharger V3 a 250 kW ndr)

Scendiamo più nell’aspetto tecnologico, anche visto il recente annuncio di Nissan che il nuovo crossover Ariya abbandonerà il Chademo in Europe e negli Usa

La scelta tecnologica di Ionity è stata di adottare il Ccs Combo 2, perché è lo standard scelto dalle case europee. Le stazioni che mettiamo in autostrada avranno però un connettore Chademo per garantire anche agli utenti che utilizzano questo standard di ricaricare ad alta velocità, ma limitata a 50 kW.
La nostra infrastruttura su ogni punto di ricarica può erogare energia a 350 kW, sappiamo che al momento l’unica macchina in grado di caricare ad altissima velocità è la Porsche Taycan, a 270 kW, ma abbiamo voluto guardare avanti e partire dal massimo, per evitare di dover ogni volta adeguare le stazioni ai nuovi step.

Cosa ci dici sulle tariffe?

Visto che lavoro in questo settore da diversi anni, faccio una premessa: all’inizio “siamo stati tutti colpevoli” dell’energia regalata per promuovere la mobilità elettrica, che poteva andare bene in un piccolo mercato di nicchia per svilupparlo, ma ora non è più il momento. Riconosco anche io che il nostro prezzo di 0,79 euro al kWh possa sembrare elevato, ma è dedicato a chi non ha un account di mobilità dedicato e può pagare in emergenza via carta di credito o telefono. Se guardi però la differenza di potenza in una colonnina da 22 kW, capisci che l’investimento è decisamente diverso, ben oltre il doppio di quello che la tariffa rappresenta. Come sai il mercato dell’energia è molto volatile e se si riesce ad avere una previsione dei volumi si può anche lavorare al meglio sui margini, i servizi in abbonamento che stanno proponendo alcune società che adottano la nostra rete di ricarica possono così risultare una via giusta e sostenibile economicamente.

Siete dunque un po’ l’Open Fiber della mobilità elettrica, sperando non finisca come la fibra ottica in Italia…

Il vero scopo di Ionity non è la vendita dell’energia ma del servizio verso altre società garantendo una qualità alta e costante, tutte le stazioni sono monitorate da remoto e possiamo intervenire velocemente su eventuali malfunzionamenti. Per noi la qualità del servizio è importante: se un utente si trova una stazione non funzionante è molto probabile che non ritorni più e non ce lo possiamo permettere. Credo che ognuno debba fare il proprio mestiere, noi siamo specialisti nell’infrastruttura e ci concentriamo su questo, lasciamo ad altri di creare un’offerta vantaggiosa per l’utente finale.

Le vostre stazioni sono interoperabili da altri player?

Sì, noi siamo disponibili sulle piattaforme più importanti di roaming in Europa, per esempio sulla tedesca Hubject (in cui è entrata anche Enel) o sulla francese Gireve per citare due delle più importanti. Anche i servizi delle case automobilistiche che aderiscono al consorzio, ho provato settimana scorsa una Audi eTron e con eTron service Charging la tariffa era a 0,31 euro/Kwh (con la tariffa Transit dedicata agli automobilisti Audi che hanno sottoscritto il servizio ndr). Ma ci sono anche diversi operatori anche italiani che danno già la possibilità di utilizzare il nostro network.

Come vedi il mercato della mobilità elettrica in Italia

Siamo in ritardo rispetto ad altri Paesi ma qualcosa si muove e possiamo colmare il gap, EnelX sta facendo un buon lavoro e il parco vetture si sta arricchendo e possiamo quindi uscire dalla nicchia. Nei prossimi due o tre anni ci sarà un spinta decisiva con modelli più accessibili… certo, l’unico rammarico a titolo personale, visto l’ultimo decreto rilancio, è che i nuovi incentivi sono stati allargati anche ai motori termici Euro6 (ma è un compromesso che paghiamo al nostro più grande produttore e alle sue scelte poco lungimiranti degli scorsi anni ndr).

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