In un comunicato la preoccupazione di Audi per il successo di Tesla

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Tesla fa un record di vendite e la stampa Usa sottolinea il trionfo. Ma Audi North America non ci sta, e a mezzo stampa diffonde un maldestro comunicato. Che svela un po’ di nervi tesi…

Una spada di Damocle incombe sulle auto di lusso di tre blasonati marchi tedeschi nel mercato americano? I fatti sono noti: nei primi tre mesi del 2013, la Tesla Model S ha venduto sul mercato nordamericano più esemplari di quanto non abbiano fatto la Mercedes Classe S, la Bmw serie 7 e l’Audi A8. In dettaglio, a fronte di 4.750 Model S vendute, ci sono state 3.077 Classe S, 2.338 Serie 7 e 1.462 A8. E aprile non è andato meglio, con 2.150 Tesla, 1.103 Classe S, 871 Serie 7 e 467 A8.

I giornali americani hanno celebrato l’inaspettato successo, ma Audi North America non ha preso bene tutto questo trionfalismo yankee, e ha affidato a un comunicato stampa piccato quanto maldestro la sua replica.

La casa tedesca critica la fretta con cui si sta ponendo la giovane full-electric sul piedistallo, evidenziando come, a fronte di 4.750 Tesla, siano state vendute 13.157 Audi nello stesso periodo, all’interno di una gamma completissima anche nel segmento premium. Che è un po’ come dire che, a fronte di 1.000 click su greenstart.it, il sito del Corriere della Sera ne registra 100.000 o che lo stesso sito fornisce anche notizie di calcio, politica e spettacoli e non solo di mobilità green.

Un segno di paura quindi verso la minaccia costituita dalla giovane casa californiana? Probabilmente sì, ed è anche comprensibile che questo sia venuto dalla più dinamica, ma anche meno “storica”, casa di lusso tedesca.

La Mercedes, che racchiude nel suo cerchio simile alla Terra le tre punte simbolo di terra, aria e acqua simboleggiandone il dominio, è sinonimo stesso di lusso e opulenza, e la sua clientela si fa incantare dalle mode rimanendo però sempre fedele all’ampia gamma della casa di Stoccarda.

Allo stesso modo Bmw costruisce, secondo la sua ragione sociale, motori che poi, bontà sua, riveste di carrozzeria e interni con soluzioni spesso fin troppo controverse a livello estetico o di scelta dei materiali. Non gradite a tutti, ma per chi apprezza la dinamica e la maneggevolezza che solo il motore “inboard” e la trazione posteriore possono dare, probabilmente estetica e finiture passano in secondo piano.

Audi, tecnologicamente avanzata e all’avanguardia nella ricerca secondo i suoi estimatori, è invece poco più di una Volkswagen ricarrozzata secondo i detrattori, che vedono nella osannata trazione quattro nient’altro che un sotterfugio, raffinato e costoso quanto si vuole, per attaccare i segmenti superiori partendo da un layout meccanico da utilitaria. Un marketing estremamente efficace, e un prodotto oggettivamente curato e piacevole, chiudono il cerchio, anzi i quattro cerchi, del successo planetario della casa tedesca.

Audi è del resto passata anch’essa dallo stadio di outsider, lo stesso che riveste Tesla in questi mesi, ed è facile immaginare le alzate di sopracciglio dei componenti del board Mercedes alla vista, verso la fine degli anni settanta, della prima Audi 200. Che allora era un goffo tentativo di avvicinarsi a Classe S e Serie 7, ma che oggi, diventata A8, è a tutti i diritti da considerare almeno pari alle migliori rivali.

E allora perchè questo attacco? Più debole a livello di tradizione e di consolidamento nel mercato, probabilmente Audi sa che il fattore “moda” è, per i suoi clienti, un driver piuttosto importante per l’acquisto. E che, se il vento dovesse cambiare e l’elettrico dovesse diventare la nuova moda dei ricchi, sarebbe probabilmente lei la prima a farne le spese sicuramente in Nordamerica, mercato tradizionalmente molto più favorevole a Bmw e Mercedes, ma in prospettiva anche nel resto del mondo.

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