L’ibrido sulle berline di lusso, a confronto 4 modelli Audi, BMW, Lexus e Mercedes

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Con il recente annuncio da parte di Audi della nuova A8 ibrida si allarga la scelta di berline top di gamma con la doppia propulsione, che già comprendeva modelli come Mercedes classe S 400h, Lexus LS 600h e BMW Serie 7 Hybrid.
Ma i costruttori hanno scelto tutti le stesse soluzioni tecniche? E l’indirizzo di progetto è stato lo stesso o vi sono delle differenze nell’impostazione e nei risultati finali? Mettiamo a confronto le quattro ammiraglie

Un confronto tra ammiraglie Audi, BMW, LExus e Merces che si definiscono green, grazie alla propulsione ibrida, per scoprire che l’ecologicità in queste macchine è più un richiamo di facciata che di sostanza, seppur con sostanziali differenze.

Partiamo dall’ultima arrivata nel campo delle ammiraglie ibride: la Audi A8 ibrida. Il nuovo modello Audi sfrutta la trazione ibrida benzina/elettrica (con una quota di potenza elettrica del 17% circa sul totale) per portare i consumi e le emissioni a un livello ancora inferiore a quello del modello diesel di potenza equivalente. La combinazione del 2.0 TFSI con un elettrico da 33kW assicura una disponibiltà di potenza equivalente a quella di un 3.0 TDI V6 – il modello che prenderemo a riferimento – mentre il robusto apporto del motore elettrico porta il modello ibrido a una coppia complessiva che si avvicina ai valori (tipicamente elevati) della turbodiesel, il tutto con consumo medio inferiore di qualche punto percentuale.

Nel caso dell’ibrida si tratta pero’ di benzina e non di gasolio, e questo, a seconda del Paese e dei prezzi in vigore, può significare che il costo per il carburante di fatto resta simile. Cosa probabilmente più importante (specie per l’immagine “green”) è il fatto che le emissioni di CO2 calano del 17%. Il prezzo della vettura fortunatamente scende, seppure di poco – circa il 2% – anche se dai contenuti qualificanti scompare la trazione integrale (la sua assenza però non è un male in quanto aiuta a compensare il peso dei componenti della trazione elettrica ed evita gli assorbimenti di potenza che avrebbe comportato il 4×4). Anche per questo il modello ibrido pesa solo 30 kg in più rispetto alla 3.0 V6 diesel a trazione integrale. E il rapporto peso/potenza, quasi uguale a quello della diesel, e’ di circa 10 kg/kW.

Il “business case” per l’acquisto dell’Audi A8 ibrida, pur con la sua ragguardevole tecnologia, puo’ quindi risultare non del tutto convincente. Vediamola a confronto con i modelli della stessa fascia dei principali concorrenti della Audi A8.

Partiamo con la Mercedes S 400h che implementa uno schema ibrido a benzina ma a differenza del turbo 2 litri TFSI dell’Audi, qui il propulsore termico e’ un 3.5 litri non sovralimentato. Il propulsore elettrico fornisce solo 15kW, pari ad appena il 7% della potenza complessiva del sistema ibrido, ma in compenso, con i suoi 160 Nm, contribuisce al 31% della coppia totale. E’ evidente che il vantaggio è destinato a sentirsi soprattutto in città e nei percorsi extraurbani.
Le emissioni di CO2 sono di 186 g/km. Si tratta di un valore interessante per una ibrida di questa stazza, ma bisogna considerare che il modello S350 BlueEfficiency fa ancora meglio con 177 g/km, pur adottando uno schema convenzionale con il solo motore termico a benzina da 225 kW che garantisce un’accelerazione 0-100 in 6,9 secondi (contro i 7,2 dell’ibrida), anche grazie al peso minore di 45 kg (il 2% circa). Perfino i consumi sono inferiori rispetto alla versione ibrida di circa il 4% nel ciclo combinato, e l’autonomia e’ maggiore in pari misura, mentre il prezzo e’ inferiore di circa 6000 euro, oltre il 6% in meno.

In conclusione, in questo caso il modello Mercedes S400h ibrido consuma e inquina di più, pesa di più, è inoltre meno potente e scattante e costa più del benzina. Di conseguenza non si ammortizza mai e, viste le emissioni superiori, manca anche la motivazione “green” per l’acquisto.

Passiamo al caso Lexus. La Lexus 600h costa 110mila euro contro i 96.500 del benzina (+14%). Ha però emissioni di CO2 e consumi inferiori del 16%, nonostante la massa maggiore di ben 290 kg (oltre il 14%) rispetto al benzina. Ma la dinamicità non pare risentirne: rispetto al benzina, la potenza totale dell’ibrida è infatti superiore del 3% e la coppia del 5%. Questo non basta però a compensare l’aumento di massa; il rapporto peso/potenza nel caso dell’ibrida è peggiore del 10% circa.

Nel caso di Lexus quindi il punto di pareggio esiste, come pure un oggettivo vantaggio ecologico, mentre mancano vantaggi prestazionali.

Concludiamo con la BMW serie 7 ibrida. Il panorama è in parte simile a quello del caso Lexus. In questo caso prendiamo a paragone il modello 750i a benzina. La ibrida è più costosa del 7% e più pesante del 9%, ma i vantaggi finiscono qui. La propulsione ibrida assicura una potenza superiore del 14% e una coppia superiore del 16%, il tutto con un consumo medio inferiore del 17%, emissioni CO2 minori nella stessa misura e un’autonomia maggiore. Anche in questo caso obiettivo centrato per quanto riguarda giustificazione economica ed ecologica, anche se dal motore elettrico arriva solo, rispettivamente, il 4% e il 30% della potenza e della coppia totali. Insomma, un “mild hybrid” particolarmente riuscito. E con una dinamicità straordinaria visto il rapporto peso/potenza di appena 6.19 kg/kW, migliore del 4% rispetto a quello della gia’ assai prestante 750i.

La seguente tabella riassuntiva aiuta a rendersi conto di come non tutti i parametri economici, prestazionali ed ecologici della vettura siano necessariamente migliori sull’ibrida rispetto al modello di riferimento, e di come alcuni costruttori siano riusciti meglio di altri a costruire un compromesso riuscito. In base al campione di modelli da noi scelto, appare come la proposta di BMW sia quella complessivamente migliore, in grado di garantire vantaggi sia prestazionali sia ecologici, consentendo al tempo stesso di ammortizzare l’investimento. Lexus e soprattutto Audi offrono vantaggi principalmente sul versante ecologico, mentre il caso Mercedes-Benz sembra il meno riuscito: solo l’autonomia è maggiore, ma in virtù del serbatoio di capacità maggiorata e non per una riduzione dei consumi.

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