Lo strano caso delle Fisker Karma incendiate durante l’uragano Sandy

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Sono oltre 300 le Karma andate distrutte a causa dell’uragano Sandy in New Jersey la scorsa settimana. 16 di queste hanno preso fuoco, sollevando dubbi sulle cause dell’incendio, alle quali Fisker ha risposto dopo una veloce indagine

Ben 16 Fisker Karma, le auto di lusso elettriche range extender, parcheggiate nel New Jersey sono letteralmente andate distrutte per un incendio lunedì notte durante l’uragano Sandy, che ha danneggiato irreparabilmente anche 300 modelli appena giunti dall’Europa. Le Karma non sono state le sole: anche a 3 Toyota Prius, delle 4000 Toyota nello stesso parcheggio e durante la stessa tempesta, sono capitati infortuni analoghi: delle tre, la plug-in è andata a fuoco, mentre le normali ibride hanno solo avuto problemi di forte surriscaldamento.

Per le Fisker è stato precisato che quando l’incendio si è verificato le vetture non erano in fase di ricarica. Le Karma sono costruite in alluminio e questo metallo ha una temperatura di fusione più bassa di quella dell’acciaio, il che rende più facile che la scocca si deformi nel modo impressionante che si è visto in alcune foto del sinistro circolate in rete: quel che rimaneva delle vetture sembrava fosse stato anche schiacciato a terra.
 
Da notare che le vetture erano parcheggiate molto vicine fra loro ed è quindi possibile che l’incendio si sia prodotto in una sola di esse e si sia poi propagato alle vetture circostanti.
 
L’episodio comunque sembra evidenziare un rischio che riguarda solo le auto con grosse batterie a bordo. In un comunicato, Fisker sostiene quella che appare peraltro l’ipotesi più probabile, ossia che il fatto che un veicolo e le sue batterie restino immersi in più di un metro di acqua di mare, con il suo elevato contenuto salino che ne fa un buon conduttore di corrente oltre che, se lasciato agire per lunghi periodi, anche un agente corrosivo, può facilmente provocare un corto circuito.
 
Fisker nega che le batterie al litio siano state una causa dell’incidente. Tuttavia è evidente che l’acqua salata in cui la vettura è rimasta immersa per diverse ore può aver cortocircuitato i terminali della batteria e i suoi componenti elettronici. E quando una batteria di elevata capacità viene cortocirtuitata, la forte corrente che la attraversa produce per effetto Joule un elevato surriscaldamento interno che a seconda della costituzione chimica della batteria può anche portare le sostanze contenute a sublimare o evaporare, e di conseguenza al rilascio di gas infiammabili che possono aumentare il rischio di esplosioni o all’innesco di incendi.
 
Ammesso che siano state le batterie principali di trazione al Litio a surriscaldarsi e infiammarsi, stupirebbe però che non sia intervenuto un sensore termico a isolare la batteria. Proprio per l’elevata capacità e l’elevata corrente di scarica, e per la rischiosità dei gas che possono svilupparsi, le batterie al Litio (anche quelle per telefoni cellulari e dispositivi simili) sono sigillate e generalmente dotate di sensore termico.
 
Una ispezione successiva di Fisker avrebbe portato l’azienda ad affermare che il corto circuito si sia prodotto nei circuiti dell’unità di controllo del veicolo (VCU), che è alimentato da una comune batteria a 12V. Sarebbe stato da qui, dall’insieme VCU+batteria 12V, che l’incendio si sarebbe scatenato. Estesosi all’intera vettura, sarebbe poi stato propagato anche alle vetture adiacenti aiutato dal forte vento.
 
Fisker si può comunque consolare: la Casa ha reso noto che le vetture distrutte erano assicurate e che quindi non ci sarà un particolare impatto sui suoi conti.
 

Fonte: Jalopnik, Wall Street Journal

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