Enrico Giovannini e il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili. Che spazio per l’elettrico?

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Enrico Giovannini dal sito del suo Ministero
Enrico Giovannini dal sito del suo Ministero

Il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili prende il posto del ministero dei trasporti e delle infrastrutture. “Mobilità” sostituisce “trasporti” e la sostenibilità è estesa anche alle infrastrutture, una mossa dichiarata come conseguenza dei progetti europei. Ovviamente il il sito ministeriale è ancora mit.gov.it e non si sa se e come cambierà. Si sa invece che ne è ministro l’economista Enrico Giovannini. Ricordiamo che nel Governo Draghi questo è un ministero con portafoglio, quindi importante, insieme a quello di Ambiente, tutela del territorio e del mare, affidato a Roberto Cingolani (qui l’articolo di GS sul suo programma).

“Aver dato al ministero la denominazione ‘mobilità sostenibile’ non significa inseguire la decrescita felice”, ha detto il ministro ad Avvenire, “ma far capire agli investitori nazionali e internazionali che l’Italia ha imboccato decisamente questa strada piena di opportunità anche per le imprese”.

Quanto tempo avrà Giovannini?

Si scrive “mobilità sostenibile”, ma l’elettropopolo lo legge come “auto elettriche: sconti e infrastrutture”. Purtroppo non è così: le cose da fare sono moltissime, nell’ampio piano affidato al rinominato Ministero. Bisogna aver pazienza e fiducia, anche se i tempi sono stretti. Non è ruolo di Greenstart avanzare ipotesi sulla durata dei governi o sul futuro di Mario Draghi, ma non dobbiamo fossilizzarci sull’idea che l’unica data di scadenza sia con l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica all’inizio del 2022. I compiti dati a Draghi sono enormi e alcune soluzioni potrebbero allungare la durata della sua attuale presidenza.

Giovannini è stato affiancato da due viceministri, Teresa Bellanova (IV) e Alessandro Morelli (Lega), e dal sottosegretario Giancarlo Cancelleri (5S). Attendiamo per sapere chi si occuperà dei dossier elettrico, batterie, idrogeno e altri in via di definizione.

Alitalia, finora tredici miliardi

Tornando alle impellenze di Giovannini, un chiaro esempio è Alitalia, ancor oggi 1° marzo un nodo caldo per il Governo. Secondo un recente articolo di First on Line, la nuova Alitalia ci è costata finora ben 13 miliardi, e altri ce ne costerà. Si tratterà di cifre insostenibili se non passerà il ritorno al viaggio con il passaporto sanitario europeo che è in discussione con possibile avvio dal 17 marzo.
La programmazione lascia quindi molto spazio all’attualità, che picchia forte. Al momento non ci sono novità salienti su un cambio di marcia del nuovo Governo. Il Bardo, a suo tempo, ci ammonì: “the rose, by any other name, would smell as sweet“, mise in bocca a Giulietta. La rosa, con qualsiasi altro nome, avrebbe un odore altrettanto dolce. O amaro.


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