Pasticcio francese: i nuovi treni non entrano in alcune stazioni

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La commessa di treni delle ferrovie francesi rischia di costare almeno 50 milioni di euro per allargare le banchine

Montano le polemiche in Francia dopo la scoperta che i nuovi treni – attesi in servizio da ora fino al 2016 – non passano nelle stazioni costruite più di 50 anni fa.

Si parla di più di 1.800 mezzi, anche se la SNFC, pur riconoscendo l’errore, sostiene che si tratti “solo” di 182 treni costruiti da Alstom e 159 costruiti da Bombardier.

Dalle prime indiscrezioni,  è successo che nel progetto di modernizzazione della rete ferroviaria, la RFF, la società che gestisce la rete, ha inviato ai tecnici della SNCF le misure delle stazioni costruite negli ultimi 30 anni. I destinatari delle misure – a quanto pare – non hanno fatto i rilievi in campo, e non si sono accorti che tutte le stazioni più vecchie presentavano misure più ridotte

Il ministro dei Trasporti francese ha dichiarato di sentirsi in una situazione assurda e drammatica allo stesso tempo, e ha criticato la decisione (risalente a Chirac) di separare la rete ferroviaria da quella dei treni. Ma è Ségolène Royal, austero e severo ministro dell’Ecologia, che pare sia furibonda e stia chiedendo la testa dei responsabili.

Ma una azienda selezionata per progettare un treno deve per forza possedere a una serie complessa di requisiti, come le certificazioni di qualità. E le certificazioni di qualità si fanno affinché si preveda, nell’espletamento di una commessa, una catena di controllo a prova di errore. Dunque, non può trattarsi della responsabilità di uno (o di pochi) progettisti, ma di una serie di figure che, a quanto pare, non hanno svolto a dovere le proprie mansioni.

Sia come sia, il danno è grosso, sotto molti aspetti. Forse, prima ancora dell’aspetto dei costi a cui si dovrà andare incontro – si parla di 50 milioni di euro per “allargare” le 1300 banchine dove i nuovi treni non possono passare a causa delle misure troppo larghe – ai francesi fa rabbia la “figuraccia” a livello internazionale.

Sono infatti consapevoli che, magari con un sorriso sotto i baffi, molti si stanno domandando ironicamente dove sia finita la loro proverbiale “grandezza”, quel senso di superiorità che hanno sempre sfoggiato  paragonandosi ad altri Paesi magari più simpatici ma tecnicamente più pasticcioni…

Fonte: The Guardian

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