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Perché il fallimento di Better Place non significa la fine del sogno dell’auto elettrica

Better Place, la società israeliana nata nel 2007 con la mission di gestione e sostituzione delle batterie delle auto elettriche, ha chiesto la messa in liquidazione. Un ultimo atto, neanche troppo inaspettato, che pone fine a un progetto troppo in anticipo sui tempi

Molti titoli si sono letti sulla fine del sogno dell’auto elettrica in seguito al fallimento di Better Place, società israeliana attiva dal 2007 nel settore della gestione e della sostituzione delle batterie per i veicoli elettrici. Beh, non siamo minimamente d’accordo e proviamo in questo articolo a ripercorrere la storia di Better Place e a capire le ragioni del suo fallimento.

Come ben sapete qui crediamo nella rivoluzione “green” nel mondo dell’automobile, ma siamo convinti che per arrivare a compimento ci voglia tempo, debba maturare le tecnologia, aumentare il parco delle vetture e delle colonnine installate. In questo tempo probabilmente vedremo altri fallimenti, che si aggiungeranno a quelli di Fisker, Coda, Aptera, così come altri successi al pari di quello che sta avendo Tesla, segni di un settore che sta maturando.

Tornando a Better Place, la società è nata nel 2007 in Israele ed è stata salutata da tutti come estremamente innovativa e il socio fondatore Shai Agassi visto come guru, inserito tra gli uomini più influenti del pianeta da riviste del calibro di Time.

L’avvio di un paio di promettenti progetti in Israele e in Danimarca e la partnership “di peso” con Renault non sono però stati sufficienti a scongiurare il dissesto, e la notizia del fallimento, comunicata ufficialmente venerdì 24 maggio, ha solo posto la parola fine a un progetto probabilmente troppo in anticipo sui tempi.

L’idea era interessante e potenzialmente redditizia: creare delle stazioni di servizio per auto elettriche in grado di sostituire le batterie con accumulatori carichi, in caso la vettura lo consentisse, oppure “rifornire” le elettriche con stazioni di ricarica veloci.

Anche Renault ci aveva creduto, e aveva stretto accordi con Better Place, ma l’evidente ritardo nella diffusione delle vetture elettriche non ha potuto giustificare i costi di Better Place, che lascia infatti un “buco” di oltre 500 milioni di dollari. Laconico il comunicato ufficiale Renault, emesso lunedì mattina, in cui si sottolinea come la bancarotta di Better Place non incida minimamente sui programmi di sviluppo dei veicoli elettrici dell’alleanza Renault – Nissan. 

E così come Renaut nemmeno noi crediamo che il sogno dell’auto elettrica sia finito, o meglio forse è finito il sogno perchè ora l’auto elettrica si deve finalmente confrontare con il mondo reale e non restare più un bel progetto dalle grandi potenzialità solo nelle teste o sulla carta di progettisti e ingegneri.


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