Prende fuoco una Tesla Model S, ritornano i dubbi sulle batterie al litio

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Neanche la regina delle elettriche sembra immune da problemi con le batterie al litio, il clamore è tanto e il titolo perde in Borsa il 6%

Martedì scorso, 2 ottobre, un incidente stradale con successivo incendio di una Tesla Model S ha suscitato molto clamore e messo in dubbio l’immagine di modello tanto sicuro quanto tecnologicamente avanzato.

Specialmente se si considera che l’NHTSA, l’ente americano che verifica la sicurezza delle auto come il nostro EuroNCAP, ha assegnato alla Model S addirittura un voto di 5.4 su una scala da 1 a 5, facendola risultare l’auto più sicura di sempre. Uno dei motivi dell’ottimo risultato è la struttura insolita dell’auto, che come molte altre elettriche non ha un massiccio motore nel vano frontale, il che lascia a disposizione un maggior spazio di deformazione per assorbire gli urti con progressività. Eppure qualche rischio rimane, come dimostra l’incidente avvenuto.

Prima di passare all’incidente un dato: stiamo parlando di un’auto che ha preso fuoco, davvero poca cosa rispetto alle 153.200 auto che hanno preso fuoco tra il 2016 e il 2010 negli Stati Uniti e che “non fanno notizia”, ma l’attenzione verso Tesla e le sue auto è alta e questo non fa altro che amplificare ogni minima notizia, nel bene e nel male.

Cosa è successo: Secondo l’Associated Press e la stessa azienda il veicolo, in circolazione nei dintorni di Seattle, ha urtato un oggetto metallico presente sulla carreggiata. Istruito dal computer di bordo, il conducente ha accostato, è uscito dal veicolo ed ha chiamato i soccorsi. Poco dopo la Model S ha cominciato a emettere odore di bruciato per poi prendere visibilmente fuoco nella zona del bagagliaio anteriore. Secondo alcune fonti il fuoco non è mai penetrato all’interno dell’abitacolo.

Secondo la polizia stradale, i pompieri intervenuti per spegnere l’incendio hanno incontrato notevoli difficoltà prima di avere ragione delle fiamme, che secondo un resoconto tendevano a riaccendersi dopo che venivano spente. Questo fin tanto che veniva usata acqua. L’incendio sarebbe stato finalmente domato quando si sono usati estintori a secco. Tuttavia, come vedremo di seguito, spegnere le fiamme può non essere sufficiente.
 

 

Avvertenze che si trovano nella guida alle emergenze pubblicata dalla stessa Tesla, piccoli focolai che non coinvolgono la batteria principale al litio devono essere gestiti con estintori a CO2 o di tipo ABC. Se la batteria appare danneggiata e c’è motivo di ritenere che si stia surriscaldando, la prescrizione è di raffreddarla con grandi quantità d’acqua. Viene precisato a chiare lettere di NON usare piccole quantità d’acqua. La documentazione aggiunge che gli incendi delle batterie possono richiedere fino a 24 ore per spegnersi completamente e che l’ipotesi di lasciar bruciare la vettura, prendendo le dovute misure per proteggere persone o cose dall’esposizione alle fiamme, è da prendere in considerazione.

Ai soccorritori viene anche raccomandato, prima di lasciare il luogo dell’incidente, di utilizzare un termografo per assicurarsi che la batteria ad alto voltaggio sia completamente fredda; in caso un termografo non sia disponibile è richiesto di rimanere sul posto e controllare che la batteria non si riscaldi e non prenda nuovamente fuoco. L’emissione di fumo è un sintomo che la batteria si sta riscaldando: solo dopo almeno un’ora di monitoraggio in assenza di fumo i primi soccorritori possono passare la mano a vigili o carro attrezzi, che vanno comunque informati che c’è il rischio che la batteria prenda nuovamente fuoco.

Secondo la pubblicazione, fra i vapori che possono essere rilasciati dalla batteria surriscaldata o in fiamme ci sono acido solforico, ossidi di carbonio, nickel, alluminio, litio, rame e cobalto. Pertanto i soccorritori devono indossare equipaggiamento protettivo (PPE) e un respiratore (SCBA). Eventuali civili che si trovassero sottovento vanno protetti con misure appropriate.

Le batterie possono manifestare una perdita di liquidi interni (di colore chiaro) oppure di fluido refrigerante, a base di glicol (di una tonalità blu). Quando è presente un incendio la documentazione prescrive di considerare prudenzialmente sotto tensione l’intero veicolo e di non toccarne alcuna parte. Viene inoltre precisato da apposite mappe dell’auto quali sono i punti della carrozzeria dove i soccorritori non devono tentare di praticare tagli, o per evitare di tagliare linee ad alta tensione o per non danneggiare la batteria principale.

Quando si solleva l’auto, l’intera area inferiore della batteria principale è off limits come zona d’appoggio del sollevatore perchè si rischierebbe di danneggiarla, innescando le relative conseguenze.

Anche se è estremamente probabile, non è ancora stato ufficialmente confermato se la causa dell’incendio sia stata la batteria al litio. Un portavoce di Tesla non ha per il momento commentato i racconti dei testimoni dell’accaduto, ma ha dichiarato che la Casa sta studiando l’incidente.

Immediata, anche se tutto sommato contenuta, la reazione in Borsa, dove il titolo Tesla ha perso il 6% (per la verità dopo essere cresciuto del 400% nel 2013 finora..) e una prima società di analisi di mercato ha declassato il titolo da “outperform” a “neutral”.

Il valore di mercato di Tesla è attualmente di circa 23 miliardi di dollari, quasi la metà del valore di General Motors.

Foto di Petrus Breedt

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