Ricarica a induzione? Non solo per i cellulari, ma anche per le auto elettriche

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La tecnologia a induzione elettromagnetica per ricaricare le batterie dei dispositivi mobili sbarca nel mondo automotive, ecco la tecnologia Primove allo studio nei laboratori di Bombardier

Forse non tutti conoscono il Powermat, quella sorta di piattaforma soprammobile in grado di ricaricare cellulari o iPod senza problemi di cavi e adattatori, ma semplicemente appoggiando il dispositivo sull’area attiva.

Il sistema funziona sfruttando il fenomeno dell’induzione, con cui trasferisce su breve distanza, senza fili e senza contatti elettrici, ma mediante un campo elettromagnetico, l’energia necessaria a ricaricare la batteria del gadget. Quest’ultimo deve essere equipaggiato con un apposito ricevitore che usa l’energia del campo per generare una corrente elettrica che poi convoglia al normale connettore di ricarica. Il trasferimento di energia avviene a una velocita’ sufficiente a ricaricare il dispositivo nello stesso tempo impiegato con il caricabatterie convenzionale.

Recentemente questa tecnologia si era affacciata al mondo automotive, con un accordo fra Powermat e General Motors per integrare il sistema nel cruscotto dell’auto, cosi’ da permettere di ricaricare comodamente il cellulare durante il viaggio, semplicemente appoggiandolo nell’immancabile vano svuotatasche in zona cambio.

Un’ottima idea, ma l’appetito vien mangiando: perche’ non usare la tecnologia a induzione elettromagnetica anche per ricaricare la batteria dell’auto elettrica stessa? E’ quello che ha studiato Bombardier nel suo sistema Primove, convincendo che l’idea può funzionare. Interessante soprattutto l’idea di gestire la ricarica sia in stazione fissa (parcheggiando l’auto elettrica in una piazzola opportunamente attrezzata) sia in marcia, a condizione che sotto il manto stradale siano annegate le spire conduttrici necessarie per generare il campo elettromagnetico al passaggio del veicolo (il campo viene poi spento dopo il passaggio).

Bombardier ha studiato l’applicazione della soluzione anche ai mezzi pubblici: un tram elettrico consuma corrente durante le fasi di accelerazione e ne recupera una parte in frenata; il resto deve essere fornito dalla rete e costituisce il vero fabbisogno energetico del veicolo. Perche’ non fornire questo fabbisogno ricaricando le batterie di bordo ad ogni fermata mentre i passeggeri salgono e scendono dal tram? Si parla, non a caso, di “opportunity charging“.

Ancora più interessante è però l’applicazione ai veicoli su ruote. I taxi potrebbero ricaricarsi mentre si trovano nelle apposite piazzole di sosta, se opportunamente attrezzate. Le auto private possono ricaricarsi nei parcheggi dei supermercati. I furgoncini possono ricaricarsi nelle fasi di carico/scarico, se parcheggiati in aree apposite. E, naturalmente, la ricarica puo’ avvenire anche in marcia, se come accennato le spire induttive necessarie fossero integrate poco sotto il manto stradale.

Naturalmente vari aspetti del sistema devono essere approfonditi. Fra questi, il costo non indifferente della realizzazione dell’infrastruttura di ricarica continua sulle corsie di marcia (e non solo su piazzole attrezzate) ma anche questioni inerenti la garanzia che il sistema non sia nocivo per esseri viventi e non possa causare danni a veicoli non attrezzati. Anche la questione dell’addebito dei costi per l’energia deve ovviamente trovare una risposta. Staremo a vedere..

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