Riecco l’auto ad aria compressa, tra mito e realtà, dissipiamo alcuni dubbi

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La promessa delle auto ad aria compressa è affascinante: niente sostanze esplosive o chimicamente aggressive a bordo, emissioni zero (solo lungo la strada, naturalmente), nessun problema a sopportare molti cicli di ricarica. E allora perchè non sono già così tutte le auto in circolazione? Tra mito e realtà disspiamo alcuni dubbi parlando di AirPOD di MDI

Non è la prima volta che si parla di auto ad aria compressa e certo non sarà l’ultima, è da più di 10 anni infatti che regolarmente queste auto ritornano alla ribalta con articoli che promettono la rivoluzione della mobilità, con costi per il carburante praticamente nulli. Nello specifico si tratta della evoluzione di una vecchia conoscenza mai realmente commercializzata, la Eolo, nell’ultimo caso la macchina ad aria compressa si incarna nella AirPod di MDI.

I dati dichiarati per la AirPod sono interessanti (tant’è vero che anche l’indiana Tata avrebbe ottenuto una licenza per sfruttare la tecnologia). Vediamoli:

  • 3+1 posti (i due posteriori sono rivolti contro marcia) senza bagagliaio; disponibile versione cargo con 1 solo posto ma 1.1 metri cubi di bagagliaio e 300 kg di portata
  • lunghezza 2.07 m, larghezza 1.60 m, altezza 1.74 m. Annunciata anche una versione Baby con due soli posti e lunga solo 1.80 m.
  • raggio di sterzata 1.90 m (!).
  • si guida con un joystick.
  • peso a vuoto, 220 kg (210 kg per versione cargo)
  • guida senza patente
  • potenza 4 kW o 7 kW a seconda delle fonti
  • coppia massima 15 Nm o 45 Nm a seconda delle fonti
  • velocità massima 80 km/h
  • carrozzeria in fibra di vetro e schiuma poliuretanica; bombola in fibra di carbonio e materiale termoplastico
  • autonomia 120-150 km nel ciclo urbano
  • pressione di immagazzinamento aria compressa: 350 bar
  • volume serbatoio: 175 litri
  • 20.000 cicli di ricarica
  • tempo di ricarica: 1.5 minuti usando direttamente un distributore di aria compressa; meno di 4 ore mediante presa elettrica.
  • costo per 100 km: circa 50 centesimi
  • Prezzo 6.000-7.000 euro

Fatto interessante, secondo i piani di MDI circa l’80% della vettura sarà prodotto direttamente dai concessionari-rivenditori e non in uno stabilimento centrale. Rispetto alla modalità di produzione tradizionale, questo approccio dovrebbe assicurare nel complesso un risparmio di spazio edificabile e di investimenti e richiedere un numero di addetti maggiore. Secondo stime di MDI, gli imprenditori che vorranno cimentarsi dovrebbero avere un ritorno sull’investimento entro 1 anno e il punto di pareggio dovrebbe già aversi a sole 1000 auto/anno. Come dire che si dovrebbero produrre (e vendere) circa 3 auto al giorno.
Per l’Italia il produttore immagina di avere 20 di queste fabbriche-concessionarie, ognuna delle quali potrebbe arrivare a produrre 7000 auto all’anno.

Fra i dati dichiarati non figurano, e la cosa per la verità non ci stupisce:

  • accelerazione
  • variazione delle prestazioni a minimo carico e a massimo carico. Per un veicolo che pesa a vuoto 220 kg e può portare 4 passeggeri, il peso può più che raddoppiare.
  • eventuale presenza di un sistema di recupero di energia in frenata (facilissimo da realizzare su un’auto elettrica, meno in una ad aria compressa)
  • esito del crash test Euro NCAP (un possibile tallone d’Achille della carrozzeria in materiali plastici). Ancora di più, naturalmente, preoccupa l’esito di una collisione con un veicolo convenzionale, che ha una massa almeno 4 volte maggiore: anche se avesse 5 stelle Euro NCAP, la vettura sarebbe semplicemente spazzata via, in conseguenza del bilancio di masse troppo squilibrato tra i veicoli in collisione.

Il raffreddamento che naturalmente si produce nell’espansione dell’aria compressa viene sfruttato per rinfrescare il clima dell’abitacolo. Non è chiaro però se per la stagione invernale il veicolo disponga, simmetricamente, di un impianto di riscaldamento. Dal momento che il motore di trazione non è termico, manca una fonte di calore da sfruttare; si deve quindi immaginare che vi sia un riscaldatore elettrico. Quali dimensioni dovrebbe avere una batteria per alimentarlo per un tempo proporzionato all’autonomia dichiarata del veicolo? E’ presente a bordo una simile batteria?

Il filmato sul sito web del produttore è senza audio. Pur trattandosi di una ripresa in esterni, non si sente neppure il normale rumore ambientale. Apparentemente si è scelto di non far sentire il vero rumore della vettura in marcia. Come sarà questo rumore?

Oltre all’auto a propulsione esclusivamente ad aria compressa, MDI ha previsto modelli basati su un secondo propulsore che si potrebbe definire ibrido, in quanto lungo il circuito di immissione fra la bombola dell’aria compressa e il cilindro si trova un bruciatore di combustibile che ha la funzione di riscaldare l’aria elevandone temperatura e pressione e aumentando la potenza sviluppabile. In virtù di questo schema si potrebbe dire che, nel suo complesso, il motore così modificato rientra nella categoria di quelli a combustione esterna, come lo Stirling.

Diversi modelli MDI sono basati su questo secondo propulsore; in questo caso si torna a parlare di consumi, che però sono molto bassi, dell’ordine di 1.5 l/100 km per la OneFlow Air (ed emissioni di CO2 a partire da 30 g/km). Il serbatoio di soli 15 litri dovrebbe quindi consentire, in base a un banale calcolo, un’autonomia di 1000 km (mentre stranamente il costruttore ne dichiara 800-900). Secondo altre fonti (in cui apparentemente lo stesso modello si chiama invece AirFlow) l’autonomia sarebbe invece di 350 km. Il motore può comunque funzionare anche in modalità esclusivamente ad aria compressa; in questo caso l’autonomia è di 100 km. Per i modelli basati su questo secondo tipo di motore i prezzi partono da 3500 euro.

Altre applicazioni della tecnologia sono un veicolo per campi da golf, un minibus urbano e un veicolo per il trasporto ecologico di rifiuti. 

Il motore ad aria compressa può anche essere installato come impianto fisso e fatto funzionare al contrario come compressore, sfruttando una fonte rinnovabile per creare una riserva di energia sotto forma di aria compressa; questa può essere usata sia per il rifornimento a un veicolo sia per erogare energia quando la fonte primaria manca. Inoltre, per il fenomeno della condensazione che si verifica all’espansione dell’aria compressa è possibile recuperare acqua; un effetto collaterale interessante in Paesi aridi.

Secondo la documentazione il rendimento del motore arriva al 68%.

Fin qui la notizia, tra mito e leggenda, con tanti dubbi sulla reale commercializzazione e la messa su strada di questa auto. Nei prossimi giorni pubblicheremo un approfondimento sulla tecnologia ad aria compressa.

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