Il bilancio di Tesla sulla giusta rotta con la Model3 in crescita

Raggiunte le 5.000 Model 3 al mese, Tesla brucia ancora soldi ma riporta numeri in crescita che fanno ben sperare per gli obiettivi di fine anno

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Le trimestrali di Tesla, oltre che aggiornamenti sui risultati di una specifica azienda, sono anche tappe dello sviluppo della mobilità elettrica in generale. Nessun produttore fino ad ora si è spinto a tanto e nessuno sta aprendo la strada, con inevitabili scivoloni, ma anche con successi e obiettivi raggiunti, come sta facendo la società di Elon Musk, che di questo passo potrebbe arrivare all’agognato pareggio già alla fine del 2018. Vediamo perché.

La trimestrale di Tesla

Nella trimestrale del secondo trimestre 2018 cresce a 4 miliardi il fatturato totale (+1.3 miliardi anno su anno, +600 milioni sul trimestre precedente) e a 3.3 miliardi quello della gamma automobili (+23% rispetto a 2.7 miliardi nel primo trimestre e +47% sui 2.2 miliardi dell’anno scorso) anche se cala di poco la perdita netta (a 742 milioni).

Il margine operativo lordo derivante dalle attività automotive sfiora il 21%. A quanto pare, inoltre, in questo trimestre è stato trovato come promesso il bandolo della matassa per quanto riguarda la produzione di Model 3, che con grandi sforzi e attraverso varie tappe intermedie, forsennatamente scrutinate da media e investitori, ha raggiunto le fatidiche 5.000 unità alla settimana, ritenute necessarie per conseguire il pareggio: nel secondo trimestre sarebbe effettivamente diventato leggermente positivo il margine operativo lordo derivante dalle vendite della Model 3, e per il terzo trimestre ci si aspetta che salga al 15% circa.

Attesa per il bilancio in utile di fine 2018, il primo

Di questo passo, nel 2018 Tesla prevede di chiudere il bilancio annuale in utile per la prima volta nella sua storia (ancora in questo trimestre ci sono state perdite nette per 742 milioni, solo in leggero calo sul trimestre precedente), e di cominciare a generare flusso di cassa anzichè assorbirne.

Sono disponibili oltre 2 miliardi di dollari di cassa o assimilabili (ma in calo di 1.1 miliardi rispetto a fine 2017, viste le perdite nette operative registrate nei primi due trimestri 2018) e c’è attesa per un aumento di questa somma nella seconda metà dell’anno. Nell’ultima settimana del trimestre, contando anche le Model S e Model X, sono state prodotte in tutto 7mila vetture.

Molto bene i dati di vendita della Model 3 in USA nel suo segmento di mercato (berline premium medie a tre volumi), di cui avrebbe intercettato ben il 52%: come dire che appena 2 mesi dopo aver superato le quote di vendita di ogni sua concorrente presa singolarmente,

Fonte: comunicato Tesla

adesso, con un’improvvisa impennata, saremmo arrivati al punto che negli USA la Model 3 da sola vende più di tutte le berline medie premium 3 volumi concorrenti messe insieme: un risultato di rilievo specie considerando che parliamo di auto prestigiose e di successo come BMW serie 3, Audi A4, Mercedes classe C, Lexus IS e Jaguar XE.

Fonte: comunicato Tesla

Ancora più interessante il fatto che i rivenditori Tesla stanno ricevendo in permuta non solo vetture dello stesso segmento della Model 3, ma anche berline non-premium, a 2 e 3 volumi. Questo significa che il mercato indirizzabile da Tesla con il prodotto Model 3 potrebbe rivelarsi più ampio di quanto progettato, rivelando un potenziale accresciuto.

Puntare alle 10mila Model 3 alla settimana

Raggiunte le sospiratissime 5.000 Model 3 settimanali, mobilitando tutte le energie aziendali e con Musk determinato a dormire in fabbrica tra i suoi dipendenti e i macchinari fino a identificare e risolvere tutti i colli di bottiglia (sarebbe anche stato trovato un sabotatore..), non si dorme però sugli allori, anzi si punta ora a crescere ulteriormente per raggiungere 10mila unità alla settimana nel medio termine, le linee Tesla ci arriverebbero quest’anno, ma i fornitori sono un po’ meno rapidi nella crescita, quindi complessivamente si punta a inizio anno prossimo.

Il primo step dovrebbe intanto essere a fine agosto quando dovrebbero essere toccate le 6mila unità settimanali. Questo e i successivi incrementi dovrebbero essere ottenuti non con salatissimi investimenti in macchinari aggiuntivi e nuove linee di produzione, ma prevalentemente attraverso l’ottimizzazione dei processi e dello sfruttamento degli impianti oggi disponibili. Infatti gli investimenti totali annuali dovrebbero scendere dai 3.4 miliardi del 2017 ai 2.5 miliardi previsti per quest’anno.

In particolare si prevede che vada finalmente a regime a 5000 unità settimanali la linea di assemblaggio finale ad alta automazione (la cosiddetta GA3), i cui problemi di rodaggio e interruzioni relativamente frequenti avevano spinto Musk a una parziale retromarcia temporanea rivolgendosi a manodopera umana e creando a tempo di record la GA4, una linea di montaggio aggiuntiva in una tensostruttura. Questo significa che il potenziale produttivo della fase di assemblaggio potrà superare le 5000 unità grazie al contributo della GA3 finalmente marciante a pieno regime più le unità della GA4.

La Model3 super performante è entrata in produzione

È entrata in produzione la versione Performance della Model 3. Equipaggiata con due motori e trazione integrale, accelera da 0 a 100 km/h in circa 3.5 secondi, a livello di una supercar, pur avendo un prezzo (64mila $) in linea con quello delle versioni sportive delle “solite” compatte premium.

Curiosamente Tesla ha voluto modificare il software del controllo di trazione per venire incontro al desiderio di molti utenti di poter effettuare derapate di potenza. Interessante anche il fatto che sempre attraverso un aggiornamento trasmesso over-the-air alle vetture, Tesla ha migliorato gli spazi di frenata!

Il potenziale di questa forma di attualizzazione e miglioramento continuo delle auto sempre più “softwarizzate” è impressionante, anche se non si può non pensare a un aggiornamento over-the-air che oltre a tanti benvenuti miglioramenti, involontariamente potrebbe portare con sè anche dei bug, proprio come accade con gli aggiornamenti di smartphone e PC. E passi se si tratta della logica di funzionamento del climatizzatore, meno se si tratta di freni, sterzo o Autopilot.

Stop alle prenotazioni della Model 3

Considerato che la produzione della Model 3 è ormai a pieno regime, negli USA Tesla ha chiuso le prenotazioni per passare a un normale schema di vendita. Di rilievo il fatto che la domanda di Model 3 è forte nonostante Tesla non abbia fatto particolari azioni pubblicitarie per promuoverla, e nonostante la maggior parte dei concessionari non abbia nemmeno a disposizione un esemplare per offrire un test drive. In quei pochi punti vendita che un esemplare per prove su strada ce l’hanno, si è notato che la percentuale di clienti che dopo aver provato la vettura poi l’acquistano è maggiore che per la Model S e Model X.

Un collo di bottiglia, vista la recente imponente accelerazione della produzione, potrebbe essere rappresentato dalla consegna delle auto ai clienti finali. Nel terzo trimestre però Tesla si aspetta che le consegne procedano a un ritmo superiore a quello di produzione: da un lato questo aiuterà a svuotare i piazzali, dall’altro creerà spazio per gli annunciati ulteriori aumenti di produzione.

Il ruolo della Gigafactory

Naturalmente per tutto questo flusso di automobili elettriche ad alta potenza occorrono batterie. Mucchi di batterie. È questo il compito della Gigafactory, che è arrivata a un tasso di produzione batterie annuo di 20 GWh equivalenti: abbastanza per equipaggiare circa 300mila vetture con batterie da 65 kWh.

In luglio è stata comunque annunciata anche la costruzione di una Gigafactory a Shanghai, dimensionata per una produzione annuale di 250mila battery pack all’inizio, e 500mila a regime; le prime auto usciranno dalla nuova fabbrica tra circa 3 anni.

Naturalmente le batterie oltre a essere fabbricate devono anche essere ricaricate rapidamente e ovunque. La rete di stazioni Supercharger è arrivata a 1308, per un totale di oltre 10mila colonnine Supercharger.

Ancora più interessante l’iniziativa Tesla di aumentare gli accordi con grandi aziende o complessi di uffici, per installare colonnine di ricarica (chiamate in questo caso Destination Chargers) in tali siti, cosicchè anche chi non può dotarsi di una infrastruttura di ricarica rapida al domicilio, può comunque considerare l’acquisto di un’auto elettrica che caricherà nel parcheggio dell’ufficio in cui lavora.

Festeggiano con un +10% i mercati, nonostante il feeling non sempre idilliaco tra Musk e gli analisti finanziari, le cui domande in un recente incontro periodico sono state bollate come noiose.

 

1 COMMENTO

  1. […] Le iniziative di Tesla relative alle Gigafactory hanno sì l’effetto di realizzare singoli impianti di dimensione enorme e quindi con possibili economie di scala enormi, ma non spostano in modo sostanziale la distribuzione complessiva della capacità produttiva, il cui baricentro rimane in Asia, anzi Tesla stessa nel suo programma di costruzione di ulteriori Gigafactory ne ha recentemente annunciata una che sorgerà proprio in Cina, a Shanghai. […]

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