Un settembre da record in Italia per le elettriche e la rete di ricarica

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Terzo trimestre BEV-PHEV forte, quarto in stand-by e la situazione delle colonnine nel rapporto di MotusE.
Terzo trimestre BEV-PHEV forte, quarto in stand-by e la situazione delle colonnine nel rapporto di MotusE.

La recentissima analisi di mercato delle auto elettriche ed elettrificate in Italia di Motus-E, aggiornato a tutto settembre con i dati delle infrastrutture, mette in luce dati estremamente interessanti e promettenti. In Italia circolano ormai 101.945 auto full electric: più numerose delle 97.105 plug-in hybrid. In totale, circolano oggi in Italia quasi 200mila auto plug-in (fra BEV e PHEV).

Quel che è più interessante però è l’accelerazione della loro diffusione, misurata dal fatto che oltre metà di tali 200 mila vetture circolanti totali è stata venduta nei primi 9 mesi del solo anno 2021! Non dovrebbe sorprendere, a questo punto, apprendere che la quota di mercato delle BEV+PHEV ha ormai superato l’8,5% (era del 3,1% l’anno scorso). Eppure il dato (ma soprattutto il trend) è ugualmente impressionante.

In tutto il 2020 nel nostro Paese si erano vendute in tutto meno di 30mila BEV+PHEV. Le oltre 100 mila vetture vendute da gennaio a settembre 2021 rappresentano un +234% rispetto al venduto dell’intero 2020 – e abbiamo ancora davanti un trimestre pieno.

Mercato auto in calo, auto elettrificate in crescita

Da notare che queste performance si stanno verificando in un momento in cui il mercato complessivo dell’auto in Italia è in forte contrazione: nel mese di settembre, il calo è del 32,5% rispetto all’anno scorso. Il fatto che la domanda di veicoli BEV+PHEV non solo “tenga”, ma stia esplodendo, in un mercato in tali condizioni, la dice lunga sulla transizione psicologica, prima ancora che ecologica. Dovendo investire su un bene di consumo durevole, sempre più italiani (il 58% delle BEV vendute a settembre sono state acquistate da privati) preferiscono puntare direttamente al futuro. Inutile nascondersi, comunque, che l’andamento discontinuo e incerto della disponibilità di incentivi, fra statali, regionali e comunali, genera, più che una range anxiety, una price anxiety, e rende intermittenti gli exploit di vendite. Nel quarto trimestre, in assenza di un rifinanziamento degli incentivi, è verosimile aspettarsi un raffreddamento: a meno di urgenze, però, chi ha in mente di acquistare un’elettrica aspetterà che gli incentivi tornino, ma ben difficilmente ripiegherà su una termica.

L’area geografica del Paese che nel 2021 ha assorbito finora la maggior quota di BEV e PHEV è il Nord-Est, con oltre 33.700 esemplari. Seguono il Nord-Ovest con quasi 30.800 pezzi e il Centro con oltre 26.500. Meno di 6mila unità per tutto il Sud e circa 3.000 unità per le isole.

Essenziale l’infrastruttura

Come sanno ormai anche i sassi, la precondizione perché possano diffondersi le auto plug-in electric (BEC e PHEV) è che esista una capillare, affidabile e crescente infrastruttura di ricarica che dia fiducia agli acquirenti di questo tipo di veicoli e mantenga la range anxiety su livelli razionali e non patologici. MotusE si è sempre interrogata sulle problematiche di sistema.

A tutto settembre 2021, la situazione vede quasi 25mila punti di ricarica totali, distribuiti in oltre 12.600 colonnine ubicate in oltre 10mila siti. Rispetto a giugno 2021, in 3 mesi sono quindi comparsi oltre 1.500 nuovi punti di ricarica e quasi 800 nuove colonnine, su 566 nuovi siti. La crescita media annua è del 53%.

Persiste il dramma della burocrazia che strangola le iniziative di sviluppo della rete di ricarica, dato che è stato quantificato nel 12% la quota di infrastrutture installate ma non ancora utilizzabili. Tuttavia ci sono incoraggianti segni di miglioramento dato che tale percentuale risulta in calo, rispetto al 22% di marzo e al 15% di giugno.

Continuano a essere troppo poche le colonnine Fast DC: sono solo il 5% del totale, ripartite in un 3% fino a 50 kW, un 1% fino a 150 kW (principalmente Tesla Supercharger, ma anche diversi impianti recenti come quelli di BeCharge da 75 kW anche in ambito urbano) e un altro 1% oltre 150 kW (solo Tesla Supercharger V3 e Ionity).

Tutto il restante 95% dei punti di ricarica è in AC, da ripartire in un 19% fino a 7 kW e il resto fino a 43 kW.

Non è casuale che lo sviluppo della rete di punti di ricarica abbia un pattern geografico sovrapponibile a quello delle quote di vendita di BEV+PHEV dato che quasi il 60% è concentrato nel Nord Italia (la Lombardia da sola ha il 18% di tutti i punti ricarica nazionali e ha anche il più alto tasso di crescita a livello nazionale rispetto a giugno, con il 16% di nuovi punti installati negli ultimi 3 mesi) e il 23% nel Centro. Interessante il dato che le colonnine non sono così concentrate in ambito urbano come si potrebbe pensare (“l’auto elettrica va bene solo in città” o “il problema dell’inquinamento è sentito soprattutto nei grandi centri”), perché ben due terzi di tutte le colonnine si trovano fuori dai capoluoghi.


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