Una legge di Moore anche per le batterie?

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Quali analogie tra l’aumento di capacità delle batterie e il trend del raddoppio della potenza di calcolo dei microprocessori

Nel 1965 Gordon Moore, che pochi anni dopo fu il cofondatore di Intel, formalizzò una sua estrapolazione fatta sulla base dei progressi messi a segno dall’industria elettronica in quegli anni. L’assunto era che il numero di transistor presenti su un chip era raddoppiato ogni anno, e la previsione era che questa tendenza sarebbe continuata anche in futuro, dando luogo a una progressione non lineare ma geometrica delle prestazioni dei microprocessori e dei computer. E in effetti, seppur leggermente corretta in seguito (il periodo per un raddoppio si aggirava sui 2 anni negli anni ’70 e sui 18 mesi da fine anni ’80 ai giorni nostri), questa legge si è dimostrata confermata dall’esperienza. Ed enfatizza come uno smartphone di oggi sia nettamente più potente di un supercomputer degli anni ’70.

Ora, l’interrogativo è: esiste qualcosa di equivalente nel campo delle batterie per autotrazione? Un saggio di Fred Shlachter pubblicato dall’Accademia Nazionale delle Scienze USA sostiene di no, e afferma che ci dobbiamo rassegnare a un lento progresso in questo campo, pur così importante per l’industria automobilistica e per lo stile di vita di milioni di persone.

Tuttavia, piuttosto che negare che esista per le batterie un “effetto valanga” dei progressi tecnologici, che porta a un trend evolutivo non lineare ma esponenziale (osservabile come un raddoppio delle prestazioni ottenute ogni tempo T), non sembra corretto. Una sorta di legge di Moore esiste forse anche per le batterie, solo che il suo “tempo di raddoppio” T non è nè 12 nè 18 nè 24 mesi, come si è osservato per oltre 30 anni nell’industria dei semiconduttori, ma piuttosto 10 anni o più. Certo non c’è dubbio che esistono limiti intrinseci e invalicabili alle prestazioni che una batteria basata su una determinata reazione chimica può fornire, ma la ricerca esplora materiali e reazioni sempre diversi e riesce, con sempre maggiore velocità, a rendere commercialmente percorribili delle tecnologie e soluzioni che in precedenza si pensavano destinate a restare pura teoria.

Insomma, anche per la crescita della capacità energetica delle batterie sembra proprio essere questione più di “quando” che di “se”. Ai posteri l’ardua sentenza. Quello che si può osservare è che l’aspettativa del pubblico di future auto elettriche con lunghissima autonomia rischia di far loro rimandare alle calende greche l’acquisto delle auto elettriche disponibili oggi, alcune delle quali hanno già batterie con prestazioni più che decorose. E’ possibile che a uno dei prossimi salti di qualità delle batterie, per capacità e costo, le esitazioni degli acquirenti comincino a vacillare e che si verifichi un vero boom delle auto elettriche, che non potrà che stimolare l’industria a far meglio, potendo anche contare su un business model autosufficiente e quindi su minori difficoltà per trovare finanziamenti alla ricerca di base sulle batterie. 

Non ci resta dunque che sperare che quel giorno arrivi presto.

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