Elon Musk e le bianche distese del Donbass

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Immagine generata da DALL·E con la richiesta
Immagine generata da DALL·E con la richiesta "A robust man on the peak in a lithium mine with his starlink satellites orbiting in the space behind him"

Elon Musk avrebbe un interesse personale nelle questioni geopolitiche nelle quali si va ad imbarcare. Un filone di messaggi internazionali su Twitter ha accreditato Musk come futuro “padrone” del litio del Donbass per un presunto accordo diretto nientemeno che con Vladimir Putin.

La semplice successione di alcune notizie, con le prese di posizione che hanno suscitato, può far sembrare un flusso unico e reale ciò che invece è solo il “metodo blob” della giustapposizione. Tornando a Musk, ha fatto grande clamore la sua recente presa di posizione per una pace tra Ucraina e Russia che manterrebbe alla seconda la Crimea, rifacendo i quattro referendum con organizzazione internazionale i referendum delle quattro regioni poi annesse.

Non è possibile seguire tutti i flame e le successive smentite o presunte tali. Secondo uno dei flame, Musk avrebbe parlato direttamente con Putin prima di fare questa proposta. 

Il politologo Ian Bremmer.

La sua idea  sarebbe stata apprezzata in Cina ma condannata a Taiwan. Ian Bremmer non è uno sconosciuto complottista, bensì il capo di Eurasia, azienda di consulenza politica ben nota. Ha nelle vene anche sangue armeno. 

Successivamente, Bremmer avrebbe smentito “l’indiscrezione”. A sua volta, Musk ha smentito di aver parlato con Putin.

Divertente? Beh, c’è una parte ancora più divertente. Igor Sushko, statunitense ma di nascita ucraina, è personaggio noto come pilota automobilistico e molto attento alle vicende geopolitiche.

Orbene, come annunciavamo all’inizio dell’articolo, un filone vedrebbe Musk interessato al litio del Donbass, che Putin gli avrebbe garantito in caso di vittoria e di annessione dei territori.

Ciò che la guerra distrugge, Musk ricompone

Si tratta ovviamente di una delle tante linee di pensiero che Internet ci propina. Ovviamente non si ricorda che all’indomani dell’invasione, con le reti di comunicazione inattive nel Paese del grano e del cielo, Musk assicurò la connessione Ucraina ad Internet tramite la sua Starlink (parzialmente pagata da crowdfunding o dal governo ucraino) con decine di migliaia di terminali satellitari della sua Starlink. Ovviamente da qualche parte ci saranno complottisti che spiegano questa mossa con il desiderio di Musk di assicurarsi il litio in questione aiutando anche l’altro “Vladimiro”, Volodymyr Zelens’kyj.

Anche su questo filone si raccontano storie interessanti, come il blocco di parecchi dispositivi una volta riconquistati i territori.

D’altronde il 14 ottobre Musk ha annunciato che i costi del sostegno satellitare all’Ucraina sono troppo alti per Starlink, quindi o qualcuno (il Congresso USA in primis) paga svariate centinaia di milioni di dollari (qui la CNN) oppure il servizio terminerà.

Subito qualche appassionato di aritmetica delle scuole elementari ha usato delle doti di deep learning per dividere le centinaia di milioni per i circa 20 mila ricevitori. Confrontando questo numero con il costo di un abbonamento negli States, ha svelato alle masse la nuda verità: il costo per tenere attivo Starlink sull’Ucraina è molto maggiore di quello necessario altrove. Subito una parte infinitesima della Rete ha gridato allo scandalo: Musk lucra sulla guerra!

Ovviamente le cose non stanno così e mantenere attiva una parte dei satelliti su una zona precedentemente non coperta dal servizio ha dei costi diretti (spostamento satelliti) e indiretti (perdita traffico dalle aree previste) che battono qualsiasi aritmetica, senza contare le manovre di deterrenza in orbita bassa che pare i Russi abbiano a suo tempo attivato.

Ma appena 24 ore dopo è arrivata la marcia indietro: il 15 ottobre Musk ha annunciato indefinito supporto all’Ucraina con la sua rete satellitare.

Un uomo solo?

Una piccola riflessione qui urge. In molti si affannano a definire Musk un sociopatico, motivando la definizione con le sue continue e pittoresche uscite e curve ad U. Recentemente, oltre a quello sull’Ucraina, ha sviluppato un carteggio su Twitter, prima proponendo di acquistarla, poi tirandosi indietro, infine dichiarandosi pronto all’acquisto (insieme ai suoi sponsor finanziari).

C’è da chiedersi se sia possibile che un solo uomo, oltre a guidare un’infinità di aziende ed iniziative, possa contemporaneamente seguire attività a livello planetario e non, tutto da solo.

Al momento, intanto, resta da vedere se una volta finita questa disastrosa “operazione speciale”, Musk avrà direttamente voce in capitolo sul litio del Donbass. Certo è più probabile che lo sfruttamento di quelle aree sarà affidato a holding internazionali i cui veri burattinai restano anonimi.


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