Batterie italiane oltre il litio, parola di Enea

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Un'infrastruttura centralizzata per la ricerca sulle batterie per creare una catena del valore nazionale dalla formazione all’industria, verso le tecnologie del futuro

Il ruolo di Enea nel Lazio, oltre al simpatico eco storico, è attivo e pronto all’adozione da parte delle industrie. Questa è la certezza di Antonio Rinaldi, responsabile del Laboratorio tecnologie e dispositivi per l’accumulo elettrochimico (Terin-Dec-Acel), tenuto a Roma il 16 settembre 2025 in occasione di Nanoinnovation 2025.

Oggi l’infrastruttura di ricerca dell’Enea si distingue per il suo elevato consumo energetico (circa 150 kilowatt di punta), un costo insostenibile per un singolo ateneo universitario. Questa centralizzazione non è un difetto, ma una necessità strategica, analoga ai laboratori per la ricerca sul genoma, che richiedono competenze e risorse concentrate. L’obiettivo non è l’uso interno all’Enea, ma servire l’intero sistema Paese e rafforzare la battery value chain italiana.

L’infrastruttura non è fine a sé stessa, ma uno strumento per formare professionisti e portare le idee di laboratorio a un livello pre-industriale. Un impianto ha una vita utile stimata di 10 anni, dopo i quali dovrà essere smantellato o aggiornato per accogliere le tecnologie future. L’intento è creare un ambiente che fertilizzi la ricerca e la formazione, in modo che l’Italia possa capitalizzare le proprie invenzioni anziché cederle all’estero.

Antonio Rinaldi, Enea

Cosa succederà alla fine del Pnrr?

La discussione complessiva dell’evento si articolerà intorno ad un progetto preciso. Sta terminando il Pnrr, che però non era un progetto chiuso bensì una serie d’interventi che attivano o riattivano interi settori. Sta ora al sistema Italia sfruttare le nuove infrastrutture per mettere a terra progetti che portino valore e lavoro in ottica italiana e paneuropea.

In altre sezioni dell’evento si è sottolineata l’importanza di programmi di interesse europeo, i famosi Ipcei (Important Projects of Common European Interest). Molti sono già stati attivati e altri ne arriveranno, visto il sucesso dello strumento di finanziamento.

“L’Italia non produce celle per batterie, a differenza di Cina, Giappone, Corea e Stati Uniti”, dice Rinaldi, perlomeno nel senso stretto di gigafactory per prodotti di grande diffusione come auto, power tools o accumulatori domestici. Esistono eccellenze nei pacchi batteria e nei sistemi di gestione (Bms), ma la produzione della cella, che rappresenta un elemento strategico per la società, non ci appartiene. Sebbene una competizione frontale con la Cina non sia possibile, l’Italia può e deve crearsi spazi di mercato, sfruttando le proprie competenze in ricerca e sviluppo: anche se siamo indietro nella ricerca, ricercatori giapponesi, coreani e cinesi sono interessati a lavorare in Italia. Il motivo, secondo Rinaldi, è “la nostra eccellenza nella ricerca di base”.

Prospettiva oltre il litio

Tecnologie emergenti come quelle basate sul sodio (su cui GS ha spesso scritto) sono già alle porte e rappresentano nuove opportunità. L’Italia deve organizzare le proprie forze, compresi gli atenei, l’industria e i ministeri, per non perdere anche questi treni tecnologici: “in questo contesto, Enea ha un ruolo di coordinamento e di incubatore delle migliori idee a livello nazionale”, spiega Rinaldi; non è però detto che la velocità sia compatibile con il mercato, aggiungiamo noi.

Il problema della formazione

“La disconnessione tra le esigenze dell’industria, che non trova forza lavoro qualificata, e la richiesta di lavoro da parte dei giovani” è un problema critico, “anche considerando che i giovani dicono che non ci sono proposte di lavoro e gli imprenditori dicono di non trovare personale qualificato”.
Il gioco sta quindi nel colmare il divario tra preparazione offerta e preparazione richiesta. Per colmare questo divario, l’Enea sta investendo in un nuovo modello di alta formazione che non si limita alle competenze tecniche, ma include anche quelle manageriali. L’obiettivo è formare professionisti pronti per il mondo del lavoro, in grado di agire con una visione d’insieme.

Un commento finale, per quanto personale, non può non sottolineare che non si parla di industria e produzione, né di formazione già erogata con successo. Indubbiamente negli anni si è visto un avanzamento di qualità ed interconnessione dei progetti, ma in questi convegni si sente parlare troppo di eccellenze e gloria passata e pochissimo di prodotti reali, scalabili e competitivi.


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