Green IT: sostenibilità e digitale, collaborazione o guerra?

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Sostenibilità digitale tra ambizioni e realtà è una delle migliori descrizioni della sessione 3 del Digital Forum – Slow Web, tenutasi a Roma e focalizzata sull’uso etico e sostenibile dell’IT. 

Parlando del green, certamente gli obiettivi globali sono in crisi (Carlo Bozzoli): notando che l’80% degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 è fuori traiettoria. D’altronde per oltre metà, gli obiettivi si sono mostrati deboli o insufficienti, e un terzo di loro è fermo. Per la COP 27, solo 33 Paesi su 200 hanno aggiornato l’agenda e in Europa la Direttiva CSRD sulla rendicontazione della sostenibilità sta subendo rallentamenti.

Il paradigma sembra invertibile: Green per l’IT (hardware, infrastrutture, software sostenibili) ma anche IT per il green: (monitoraggio, smart grid, ottimizzazione energetica).

La Governance attuale non sembra adatta: nella transizione sostenibile, il ruolo dell’Intelligenza Artificiale desta perplessità, ed è solo uno dei punti nel più ampio ruolo della leadership.

Digitale, ecologia e rischi

Una frase sembra chiarificatrice nell’attuale rapporto del singolo e delle organizzazioni con la competenza tecnologica: se si fa una ricerca su un motore o su un chatbot LLM, il consumo di corrente del secondo è 10-20 volte quello della ricerca su motore (Antonio Baldassarra). Come per la sicurezza, anche per la sostenibilità bisognerebbe diffondere competenze adeguate.

Usare i chat LLM invece dei motori di ricerca è una delle cose che amplifica la richiesta di alimentazione per i data center. Attualmente le richieste di allaccio a Terna (il gestore della rete elettrica) per nuovi data center sono pari a 100 volte il consumo attuale. Questa crescita è stata definita insostenibile e richiederebbe, per essere assorbita, una moltiplicazione per 10 del Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano, un obiettivo irrealistico. Investimenti in direzioni sbagliate potrebbero trasformare il digitale da soluzione in problema.

La sostenibilità e il digitale generano vantaggio competitivo per le aziende. Anche in questo caso, leggendo le cose al di fuori degli schemi, bisogna considerare la realtà del costo ecologico del digitale. Si tratta di un parametro multidimensionale, vettoriale: non solo neoclassico (il costo energetico), ma anche bias algoritmici, concentrazione di capitale e ghost working.

Parlando di competenze e di software nell’uso delle GPU, molte aziende vedono solo la forza bruta dell’acquisto. Ma senza ottimizzazione le GPU sono usate solo al 20%, ma con interventi mirati si può ottenere un risparmio fino all’80%.

Tim Frick della Mightybytes, che aveva già partecipato ad altre edizioni del DEF (video dell’edizione 2024, ha sottolineato che il 90% dei dati su internet non viene utilizzato, e che la sostenibilità digitale è un business case oltre che una necessità, portando l’esempio della rimozione di un video da una pagina web universitaria che ha ridotto l’impatto fino a 4 grammi di CO2 per visualizzazione.

Leve operative del Green IT

Le leve operative del Green IT in Italia (Stefano Belletti) sono divise in comportamenti/protocolli (come l’uso responsabile, citando A2A “One to Green”) e ottimizzazione infrastrutturale, con la best practice di Enel che dal 2018 rileva la propria digital carbon footprint.

Un punto cruciale è la razionalizzazione applicativa, che implica l’adozione di linee guida per il green software o green coding, promosse dalla Green Software Foundation e basate su tre principi: efficienza energetica, efficienza nell’uso dell’hardware e carbon awareness. Altro tema da sviluppare bene è il Green sourcing, ovvero l’introduzione di specifici criteri di acquisizione nei contratti IT, ad esempio 50 criteri per l’hardware e 25 per il software, con un focus sull’acquisto di dispositivi rigenerati.

Nel confronto internazionale, nel 2021 la Francia ha introdotto la legge REEN e un label per il numerico responsabile, mentre dal 2018 la Germania ha la Digitale Verantwortung für Deutschland. L’Olanda ha reso obbligatori i criteri europei del Green Public Procurement per le forniture IT nella Pubblica Amministrazione.

Come suggerimenti pratici, è fondamentale misurare la digital carbon footprint in modo consistente, legare il green IT ai risparmi energetici per coinvolgere i CFO e abbinare l’IT for sustainability con il green IT nei progetti. In Italia, esistono i CAM (Criteri Ambientali Minimi) ma per le forniture IT sono ancora in fase di studio da MASE e AGID e le attuali implementazioni avvengono su base volontaria.

Internazionalità dei problemi

L’UE si posiziona come democrazia avanzata basata su principi quali uguaglianza, riconoscimento e terzietà del giudice. Ma su questi principi non sembra potersi fondare un’industria, contro raggruppamenti più ampi e spesso autocratici. Un esempio poco noto riguarda l’Euro cartaceo, la cui sicurezza è affidata ad inchiostri basati sull’Europio, una terra rara estratta e raffinata solo in Cina. E se è così per la cartamoneta, figuriamoci per i chip.

Una conclusione può essere provata, valida sia sulla geopolitica, sia sulla tecnologia. Il digitale, che concentra i capitali, va sempre più veloce; l’ecologia, che decentralizza, va molto più piano. Le due galassie, anche se con effetti forti, potrebbero integrarsi. Ma potrebbero anche collidere, con effetti assolutamente imprevedibili.


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