CES 2026: Batterie allo stato solido per le moto?

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Batterie allo stato solido: dal “tra cinque anni” al “eccole qui”? Fino a pochi giorni fa, parlare di batterie allo stato solido (SSB) voleva dire parlare soprattutto di articoli scientifici, annunci industriali e timeline che scivolano sempre un po’ più avanti.
Toyota, per esempio, continua a indicarle per il 2027–2028. Nel frattempo vive (bene) di ibrido, ma anche le rendite tecnologiche hanno una data di scadenza. L’idea originale era ambiziosa: saltare direttamente a SSB, evitando il passaggio intermedio per LFP e NMC. La realtà, come spesso accade, ha imposto una traiettoria più prudente con le prime auto elettriche in produzione ma senza SSB.
CATL racconta una storia simile: produzione pilota di SSB nel 2027, mentre oggi macina volumi enormi di LFP e NMC — anche per Tesla.
BYD segue una timeline analoga (SSB dal 2027, scala verso il 2030), con un obiettivo chiarissimo: far rendere le fabbriche attuali e, al tempo stesso, diventare il primo costruttore mondiale di auto integrando verticalmente le proprie batterie, vendendole anche ai concorrenti.
Oggi, infatti, il mercato è dominato da due famiglie ben note:
LFP: economiche, robuste, longeve (~160 Wh/kg, 3.000–6.000 cicli);
NMC: più dense (~250 Wh/kg), ma più costose e con vita più breve (1.000–2.000 cicli).

Poi arriva il CES 2026.
Donut Lab, azienda finlandese, presenta celle allo stato solido e — cosa decisamente più interessante — la prima applicazione dichiarata di SSB su un veicolo di serie: la moto elettrica Verge TS Pro, in vendita dal 2026.


Qui i numeri fanno alzare più di un sopracciglio:
~400 Wh/kg e decine di migliaia di cicli (dichiarati). Se anche solo una parte fosse vera, sarebbe un cambio di paradigma.
Dietro potrebbe esserci un contesto finlandese tutt’altro che improvvisato: Aalto University, VTT Technical Research Centre of Finland e Tampere University lavorano da anni su batterie allo stato solido, anche in progetti Horizon Europe, più orientati a processi e prototipi che alla ricerca pura da laboratorio.
Non è lo stesso filone degli ERC ultra-fondamentali: è ricerca applicata, quella che — quando funziona — finisce in fabbrica.
Ed è lo stesso Paese che ha costruito Nokia, quando l’Europa sapeva ancora fare hardware (sul serio).
Proprio per questo viene da sperare che anche i finlandesi non si siano specializzati negli annunci.
Che questa prima applicazione delle SSB non sia solo una demo ben riuscita, ma l’inizio di una tecnologia industriale reale.
Perché, se le promesse reggono, questa non è solo una bella moto elettrica.
Forse le SSB sono le batterie che ci servono per arrivare a un 2050 a emissioni zero, senza asterischi e senza slide ottimistiche.

Questo post viene dalla pagina Facebook di Valerio Bocci, valente fisico con il quale condivido alcune passioni. Valerio mi ha concesso di ripubblicare l’articolo. Aggiungo un rilevante commento della sua rete:
Simone Rambaldi dice: “Sono del settore e purtroppo questo annuncio è molto vaporware, nel senso che non c’è un minimo di dettaglio tecnico né di dinostrazione. Le “batterie” fatte vedere al CES erano gusci vuoti in stampa 3D. Sarei felice di essere smentito, ma anche le persone coinvolte in questo annuncio hanno già in passato fatto annunci diventati poi un nulla di fatto. Ad oggi si ipotizza che non siano batterie ma supercap abbastanza avanzati, però la densitá è di 40 Wh/kg e non 400, il resto dei numeri più o meno torna”.

Dell’introduzione di supercapacitori di ridotte dimensioni nel mercato generale ho brevemente parlato nel mio reportage dalla Maker Faire 2025, a proposito dell’italiana Captery.

Sul CES2026 aggiungo una nota personale. Temo che indipendentemente da Donut Lab, molti degli “annunci” fatti quest’anno siano stati specchietti per allodole tonte del settore venture capital. Alcuni di questi annunci riguardano anche aziende italiane.


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