Ma le colonnine sono remunerative? I Charge Point Operator e il proximity score

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Diritti dell'immagine di Refricerche
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“Una maggiore diffusione dei veicoli elettrici è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione; in questa transizione giocano un ruolo importante le infrastrutture di ricarica, possibile driver per assicurare la riuscita di questo importante tassello. Diversi sono al momento gli ostacoli da superare, in primis la scarsa remuneratività degli investimenti e lo scetticismo dei consumatori. Si presentano dei possibili interventi, sia da un punto di vista regolatorio che di mercato, per accelerare il passaggio all’elettrico e avvicinare il più possibile il raggiungimento degli obiettivi europei”. E’ questa la presentazione del Position Paper n.282 del Laboratorio REF Ricerche.

Più in dettaglio, per l’analisi di redditività il paper simula degli scenari per valutare i tempi di recupero/redditività che l’installazione della colonnina è in grado di generare per il Charge Point Operator (CPO). Attraverso un modello che isola i flussi di cassa, ossia i costi di investimento iniziali e la parte di remunerazione dell’infrastruttura inclusa nel prezzo del servizio di ricarica, si identifica il livello di redditività (internal rate of return o IRR) dell’investimento.

I risultati, allo stato attuale, non appaiono incoraggianti: l’esito migliore lo si ottiene con un IRR pari a 0 qualora si investisse in un’infrastruttura Quick, quindi senza alcun rendimento del capitale investito. Affinché gli investimenti possano generare un flusso di cassa totale maggiore rispetto all’investimento iniziale è necessario modificare la percentuale del fattore di impiego annuo, ipotizzando una crescita media annua maggiore rispetto a quella attuale.

Abbiamo chiesto un commento a Gianni Catalfamo, CEO di Onewedge, azienda che si occupa di electric plazas aziendali.

TDO italiano al 3%

Lo studio di Ref sottolinea una situazione ben nota: è molto difficile raggiungere ritorni sull’investimento adeguati se il Tasso di Occupazione di una stazione di ricarica è inferiore al 15-20%. Orbene, l’analisi storica su quasi 6 anni di uso della mia wallbox domestica mostra che anche con un uso intensivo (faccio 60.000 km l’anno caricando oltre l’80% del mio fabbisogno a casa) si fatica ad arrivare al 15%: il TDO di una installazione italiana mediamente non arriva al 3%, laddove in Europa siamo su livello 2/3 volte maggiori, il che spiega il prezzo particolarmente alto della ricarica in Italia.

I consumables fanno da traino

Ciononostante, i CPO trovano chi li finanzia, attratti dalla prospettiva di ritagliarsi una fettina del più colossale dei business, cioè il carburante che permette la mobilità: quanti sanno che in Italia si spende molto di più per comprare benzina che per comprare i mezzi che la consumano?

Ma c’è anche un’altra via, per chi non è disposto a bruciare miliardi, una via analitica: l’esperienza delle Electric Plaza di OneWedge dimostra che esse superano agevolmente il 40% di TDO, a patto che siano realizzate nella posizione giusta, ad esempio nelle immediate vicinanze di un cluster di logistica. 

Analisi dinamica Vs. analisi statica

Insomma, se tradizionalmente i CPO si basano sul dato dinamico (i flussi di traffico) per decidere dove installare, OneWedge si basa sul dato statico (la dislocazione dei potenziali clienti) per calcolare il Proximity Score, un parametro di appetibilità che in estrema sintesi permette di decidere che la posizione X è più interessante della posizione Y.

Dunque accanto al CPO dinamico rivolto alla clientela consumer, sta muovendo i suoi primi passi sul mercato anche un CPO statico, rivolto a clientela principalmente professionale, anch’esso caratterizzato da investimenti forse più elevati ma anche da ritorni assai più attraenti e veloci, a prezzo di un maggiore lavoro preliminare di analisi.


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