Stellantis nel vortice dei dazi di Trump

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Ipotetica bandiera della Nuova Unione tra Europa e Canada (Midjourney)
Ipotetica bandiera della Nuova Unione tra Europa e Canada (Midjourney)

Il presidente Donald Trump ha scatenato una nuova ondata di dazi, imponendo tariffe del 25% su tutte le importazioni da Canada e Messico e del 10% su quelle dalla Cina. Altre iniziative verranno intraprese contro le importazioni europee. Queste misure hanno messo in allarme i mercati globali, con effetti devastanti per settori chiave come l’automotive.
Le prime conseguenze di queste azioni si vedono sui mercati finanziari, con forti perdite sui listini. Tesla, Volkswagen, Nissan e Stellantis sono tra i produttori più colpiti, con impatti significativi anche sulle altre aziende europee come BMW e Porsche. Stessa sotrte per i fornitori di componenti come Valeo e Forvia.

Stellantis, Volkswagen e Tesla sono tra i marchi più esposti a queste politiche protezionistiche. Nonostante le minacce sembrino più forti di quello che sarà la realtà, come dimostra l’apertura verso il Messico in cambi di altre azioni di quel Governo. Certo il giro di azioni e reazioni a livello mondiale richiederà molto più di qualche mese per arrivare ad un indirizzo stabile.

Stellantis rischia grosso

Il colosso in parte italiano produce circa il 40% dei veicoli destinati al mercato statunitense in Canada e Messico. Le nuove tariffe potrebbero aumentare i costi, riducendo le vendite o addirittura mettendo fuori mercato alcuni modelli chiave come Jeep Compass, Wagoneer S e Ram 1500. Secondo S&P Global Mobility, Stellantis potrebbe subire un calo degli utili del 12% se le tariffe venissero applicate pienamente. Si potrebbe arrivare fino alla chiusura di stabilimenti in Messico e Canada. Intanto gli Elkann annunciano piani per incrementare la produzione diretta negli Usa.

Tesla e l’auto elettrica

I nuovi dazi potrebbero far salire i prezzi delle auto Usa fino a 2.700 dollari in media, secondo Business Insider. La componentistica viene per gran parte da Messico e Cina. L’aumento riguarderebbe tutti i veicoli, a combustione ed elettrici.
Formalmente una delle direttrici di Trump è andare contro le auto elettriche e il green deal in generale. Se così fosse, il rilancio delle endotermiche porterebbe problemi alle elettriche. Neanche Tesla è immune agli effetti delle tariffe: sebbene produca molti veicoli negli Stati Uniti, l’azienda dipende da componenti importati da Messico e Cina per la produzione di batterie e altre parti critiche.

Il Canada nell’Unione Europea?

Un articolo dell’Economist ha suggerito che il Canada potrebbe considerare l’adesione all’Unione Europea, in parte per evitare le ripercussioni economiche delle politiche commerciali statunitensi ma soprattutto per creare un nuovo mercato nel quale integrare personale e risorse in modo più efficiente. Secondo alcuni osservatori, tanto arguti quanto spiritosi, anziché fronteggiare Trump per tenere la Danimarca, la Nuova Unione potrebbe chiedere agli Stati Uniti di vendergli l’Alaska (peraltro a suo tempo comperata dalla Russia, che la deteneva). Ovviamente nessuna di queste ipotesi diventerà reale, ma la spinta verso una maggio coesione commerciale è certamente sul tavolo.


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