Trend e previsioni 2024, cosa aspettarci nel mondo delle auto elettriche

Dai nuovi incentivi che potrebbero dare linfa al mercato allo smantellamento della produzione italiana, passando per l'avanzata cinese e l'attesa per auto elettriche attorno ai 25mila euro

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Il punto sull’anno che si sta chiudendo e uno sguardo al 2024 in fatto di mobilità sostenibile e auto elettriche, tra dati in consolidamento e trend in avvicinamento, ci può far capire dove stia andando la rivoluzione silenziosa della mobilità. In particolare l’Italia è sempre più al margine: la miopia dell’industria e il freno della politica convergono, amplificando gli effetti negativi di un settore che sta sparendo. L’unica speranza, se tale è, è l’annuncio della rimoduiazione degli incentivi che potrebbero portare un sostegno a un mercato da sempre asfittico.

Greenstart se ne occupa ormai da oltre 10 anni. Nella nostra analisi, partiamo proprio dalle ipotesi di incentivo della Legge di stabilità in ritardata discussione.

Gli incentivi rimodulati faranno decollare le vendite?

Quello che attenderemo nei primi mesi del 2024 sarà il Dpcm che dovrebbe far entrare in vigore gli incentivi annunciati dal ministro Alfonso Urso. Interessanti gli scaglioni e la possibilità di accedere a un incentivo fino a 13.750 euro in caso di rottamazione e un reddito Isee al di sotto dei 30.000 euro.

Auto elettriche attorno ai 25.000 euro

Qualcuna, come la nuova Renault 5, la potremo vedere al prossimo Salone di Ginevra, ma sono diverse le auto del segmento A e B che potranno essere proposte a un prezzo abbordabile. Sono attese tra il prossimo anno e il 2025, soprattutto se si guarda in casa Stellantis e Volkswagen. Della fantomatica Tesla Model 2, i cui rumors si rincorrono sulla rete, non c’è ancora nulla di ufficiale e probabilmente bisognerà aspettare oltre il 2025. Certo bisognerà poi considerare l’avanzata cinese, che ormai è prossima: i costruttori europei sono avvisati.

Infrastruttura di ricarica in crescita, ma occhio a funzionamento e tariffe

In Italia non siamo messi male in quanto a colonnine: i punti di ricarica sul territorio sono saliti a 47.228, secondo i dati di Motus-e. Di certo servirebbe una maggiore attenzione degli operatori nel ridurre al minimo i malfunzionamenti che spesso preoccupano chi si muove con un’auto elettrica.

Un capitolo a parte lo merita il costo della ricarica, salito vertiginosamente (e anche un po’ vergognosamente) in questo 2023, a fronte di un Pun tornato ai livelli precrisi. In attesa di un nostro prossimo articolo a gennaio che possa fare il punto sulle migliori offerte in abbonamento e a consumo, tenete d’occhio questa tabella del sito tariffev.it.

Stellantis e lo smantellamento della produzione italiana

Le ultime notizie sulla “produzione” automobilistica italiana, che passano nel silenzio totale della politica e dei mezzi di comunicazione “importanti”, raccontano il progressivo smantellamento di quel che ci rimane. L’ultimo fatto negativo è la vendita del sito di Grugliasco (To), in cui Marchionne aveva spostato e rilanciato la produzione di Maserati. Se la Fiat 500e ha tenuto sostanzialmente in piedi lo storico sito di Mirafiori, le nuove auto elettriche come Fiat 600e e Jeep Avenger elettrica sono costruite a Tychy, in Polonia. Dagli oltre 2 milioni di automobili negli anni ’70, quando l’Italia era il quarto Paese al mondo, dal 2020 si è scesi al sedicesimo posto con appena 900.000 unità. Si riuscirà a invertire la rotta?

Nel deserto totale della non informazione, ci sta provando un don Chisciotte come l’amico Gianfranco Pizzuto: non ci resta che fargli un grande in bocca al lupo!

Batterie: tra sodio e stato solido

Un settore in continuo fermento è quello delle batterie, alla ricerca di soluzioni ad alta capacità e basso costo. I passi dell’Europa nella chimica del sodio come sostituto del litio coinvolgono la francese Tiamat (che parte da power tool per scalare verso l’alto) e la svedese Northvolt (che ha sviluppato prototipi anche per auto). Non è ancora chiaro quanto influirà sullo sviluppo di componentistica europea il recentissimo blocco alle esportazioni per tecnologie cinesi su svariati processi chimici, che in qualche modo bilancia il blocco imposto dagli USA per i macchinari per i chip avanzati. Un’altra elezione generale di quest’anno, oltre a quella USA, europea e russa, è anche a Taiwan, sede principale del maggior produttore mondiale di chip, Tsmc. Ricordiamo che la Cina continua a ripetere che Taiwan fa parte del suo territorio, e quell’isola rischia di diventare una ulteriore porta bellica (anche se difficilmente armata) nella Terza Guerra Mondiale che si sta silenziosamente dipanando davanti ai nostri occhi ciechi.

Il 2024 dovrebbe essere l’anno di svolta per comprendere quale sia la situazione delle batterie con elettrolita a stato solido. Proposte in via sperimentale da moltissime aziende, da Toshiba a QuantumScape, a Foxconn (che con Stellantis scambiò corrispondenza più o meno vincolante), finora sono rimaste ben lontane dalla produzione industriale. La disponibilità di varie soluzioni, a seconda della convivenza o meno di elettrolita liquido/gel con quello solido, rende più difficile immaginare la resilienza di una filiera specifica. Il 2024 dovrebbe essere l’anno nel quale verranno resi pubblici i piani di produzione, secondo comunicazioni più o meno fantasiose, certamente.

La Cina avanza: Byd apre un impianto in Ungheria

I prossimi anni saranno cruciali per quanto riguarda l’ingresso in Europa, e di conseguenza anche in Italia, dei principali produttori cinesi. Dall’importazione di modelli automobili elettriche, che sembrano avere un vantaggio competitivo, non solo del prezzo, rispetto ai costruttori tradizionali occidentali, si passa alla costruzione di impianti sul suolo europeo.

A fare da apriprista tocca a Byd, che ha annunciato l’apertura di una fabbrica a Szeged, nel sud dell’Ungheria. Ciò che abbiamo visto in passato con le Case giapponesi e coreane si sta ripetendo con quelle cinesi, che potrebbero così aggirare i dazi per le auto di importazione in discussione alcuni Paesi europei, Francia in primis.


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